Più di tre mesi ogni anno passati in condizione di forte disagio termico provocato dalle temperature elevate. Succede a Roma, dove il fenomeno è stato certificato da uno studio condotto da ENEA, Sapienza Università e Serco Italia SpA, ma accade probabilmente anche in altre città italiane. La ricerca, pubblicata su Atmosphere, ha analizzato il periodo compreso tra maggio e settembre di sei anni consecutivi, dal 2018 al 2023. E dimostra come questi numeri siano di molto superiori a quelli relativi alle giornate segnate da ondate di calore.

Un indice bioclimatico per Roma

Per quantificare la percezione termica all’aperto, sono stati usati indici bioclimatici come il MOCI, acronimo di Mediterranean Outdoor Comfort Index. Il MOCI trasforma le sensazioni soggettive di caldo o freddo in valori numerici ed è considerato uno degli strumenti più adatti ed efficaci per valutare e prevedere il comfort termico all’aperto nella regione mediterranea. Quest’indice, così come altri messi a punto per distinte zone geografiche, permette di indirizzare decisioni di salute pubblica, urbanistica e gestione di eventi climatici estremi, aiutando a migliorare la qualità della vita all’aperto.

I ricercatori hanno sviluppato un indice specifico per Roma analizzando sia le percezioni termiche di molti residenti in città mediante questionari, sia diverse variabili climatiche registrate durante gli anni dalla stazione metereologica di via Boncompagni. Tra queste, la temperatura dell’aria, l’umidità relativa, la velocità del vento, e la temperatura radiante globale, una misura che serve a capire quanta radiazione termica arrivi da tutto ciò che circonda una persona, e quindi quanto caldo percepisca realmente il corpo umano.