Se il 2024 è stato a livello mondiale l’anno più caldo mai registrato, per la caput mundi Roma il periodo peggiore per le alte temperature è stato il triennio 2021-2023. Ma non è andata granché meglio nel 2018 e nel 2020, oltre che nel 2022: in questi tre anni, tutti i giorni classificati come interessati da «ondata di calore» coincidevano anche con giorni di stress termico all’aperto, e tuttavia non vale il contrario: non tutti i giorni di stress termico rientravano nelle ondate di calore. Nel 2018, per dire, il 60% dei giorni di stress termico coincideva con un’ondata di calore, nel 2020 il 50% e nel 2022 appena il 40%. Tutto ciò emerge da uno studio realizzato da Enea, Università Sapienza e Serco Italia spa, ora pubblicato sulla rivista Atmosphere. Cosa significa quella mancata coincidenza? Soprattutto una cosa: a Roma le persone sono esposte a un marcato disagio termico per le temperature elevate anche per oltre 100 giorni all’anno, un numero che supera di gran lunga il conteggio delle giornate contraddistinte da ondate di calore.
I ricercatori ha analizzato il periodo compreso tra maggio e settembre di sei anni consecutivi (2018-2023), durante il quale gli aumenti di temperatura e umidità hanno causato un marcato disagio termico per la popolazione. Le temperature massime e minime giornaliere, utilizzate per identificare sia le ondate di calore sia gli episodi di stress termico all’aperto, sono state ricavate dai dati registrati da due stazioni meteorologiche situate in aree centrali della Capitale (Collegio Romano e via Boncompagni). «In base ai dati raccolti, il triennio 2021-2023 è quello che ha registrato le condizioni più estreme: le temperature minime hanno raggiunto picchi di 28 °C nel 2023, mentre le massime hanno toccato i 40,5 °C nel 2022», spiega la coautrice dello studio Serena Falasca, ricercatrice del Laboratorio Enea Modelli e servizi climatici presso il dipartimento Sostenibilità.













