Perdere i chili di troppo, e riuscire a mantenere quel traguardo, è un risultato fantastico. Ma potrebbe non avere tutti i benefici tanto decantati in termini di prevenzione di varie malattie, almeno non immediatamente. Perché una ricerca ha dimostrato come i rischi di ammalarsi di malattie legate all’obesità potrebbero non scomparire con i chili perduti. Non subito. Servirebbero anni, e anche tanti, da 5 a 10. Perché le cellule immunitarie del sangue CD4+, i linfociti T helper, mantengono il ricordo dell’obesità scritto nel DNA, a livello epigenetico, e questo ricordo è tenace, perché può durare fino a dieci anni dopo il dimagrimento. Con il possibile risultato di mantenere un elevato rischio di malattie come diabete di tipo 2, malattie autoimmuni e alcuni tumori per un lungo periodo anche dopo la perdita di peso.

Lo studio - durato 10 anni e condotto da un gruppo europeo guidato dall’Università di Birmingham – è stato pubblicato su Embo Reports e ha analizzato partecipanti ad uno studio con il farmaco Glp-1 semaglutide (12 pazienti), un trial di esercizio fisico durato dieci settimane (27 individui), persone affette da rara malattia genetica che porta a obesità infantile (sindrome di Alström; 10 pazienti) e topi sottoposti a diete ad alto contenuto di grassi saturi e poi rimessi a regime normocalorico con conseguente riduzione della massa adiposa addominale e sottocutanea. Con un gruppo di controllo di persone sane. Abbiamo intervistato il coordinatore, Claudio Mauro, immunologo italiano presso l’Università di Birmingham.