"Quante volte ti ho castigato Bologna, ma che bello che era giocare qui…". Tra passato, presente e futuro. Tra l’azzurro, il rossoblù, il calcio e lo sport. Immancabile, Ciccio Graziani, immarcabile ai tempi, specie da queste parti: 14 le reti segnate contro il Bologna in carriera in 20 partite da avversario (la sua ’vittima’ preferita). Praticamente una sentenza. C’era anche lui ieri mattina, in Piazza VIII Agosto, assieme ad Adriano Panatta, Maurizia Cacciatori e Martin Castrogiovanni, al comando dell’evento ’Un campione per amico’, tra mini-campi da calcio, tennis, basket, volley e rugby, a insegnare come stare insieme sul campo, divertendosi e stando bene.
A presidiare l’area giochi del pallone, ovviamente Ciccio, brillante come sempre. Battuta pronta, ma anche commenti decisi, senza fronzoli, come quando si liberava tra i colossi in area di rigore per staccare verso vette irraggiungibili, per tantissimi. Considerazioni a tema ma ben preciso: il Bologna, oggi di Domenico Tedesco, ma fino a pochi giorni fa di Vincenzo Italiano. "Il suo addio? Non mi ha sorpreso più di tanto – ribatte Graziani –. Anche perché discutere con i dirigenti che oggi sono a Bologna è assurdo. Sono tutti molto bravi, professionali: quella rossoblù è una società seria. Non so cosa possa essere successo, ma credo che la stagione, per come si è conclusa, al di là dell’essere andati un po’ avanti in Europa League, non sia stata una bella stagione. Parliamoci chiaramente. Il Bologna, con tutto il rispetto, è arrivato ottavo quest’anno in Serie A – prosegue -, e credo proprio che alcune frizioni siano nate da questo risultato, ed evidentemente la società non è stata contenta".






