Una notte per portare consiglio, studiare il «voluminoso» fascicolo inviato al Quirinale dalla Procura di Milano. Poi la decisione, motivata in punta di diritto. Sergio Mattarella conferma la grazia a Nicole Minetti. Con una lunga nota diffusa ieri pomeriggio il Capo dello Stato «prende atto» che non vi sono i presupposti per revocare il provvedimento di grazia firmato lo scorso 18 febbraio per l'ex igienista dentale e consigliera regionale di Forza Italia. L'istruttoria della Procura di Milano sulla richiesta di grazia avanzata dagli avvocati di Minetti, partita dopo le inchieste del Fatto Quotidiano e la richiesta da parte del Quirinale di un ulteriore chiarimento, ha confermato che non ci sono ragioni ostative alla concessione della grazia a Minetti, condannata nel processo Ruby-bis per induzione alla prostituzione.
I CHIARIMENTI Caso chiuso? Così pare a leggere la nota del Quirinale. Non un atto di forma, ma un modo per il presidente della Repubblica di mettere i puntini sulle "i" su una vicenda giudiziaria che per mesi ha scaldato l'agone politico. E forse di togliersi qualche sassolino a fronte delle polemiche che hanno investito anche il Colle. Il Presidente della Repubblica ha preso atto con rispetto delle conclusioni della Procura Generale di Milano, in base alle quali non si ravvisano motivi per una rivalutazione del provvedimento di clemenza adottato, ribadendo la propria fiducia nella Magistratura» mette a verbale nell'incipit il comunicato quirinalizio. Ed ecco i chiarimenti del Capo dello Stato per replicare alle accuse contro il suo ufficio. A cominciare dall'assoluto riserbo che il Quirinale ha mantenuto su un provvedimento di grazia a un personaggio noto al pubblico come Minetti. «Per il decreto di grazia in questione, il Quirinale - si legge nel comunicato - non si è discostato dai comportamenti abituali, senza alcuna inconsueta segretezza: nella maggior parte dei casi di concessione di grazia non viene emesso comunicato da parte del Quirinale, in ragione della presenza di dati sensibili - malattie, vicende e relazioni familiari, coinvolgimento di bambini e altri aspetti delicati - che vanno doverosamente tenuti al riparo da forme di divulgazione». Non è stata un'eccezione isolata, riprende la nota del Colle che interrompe settimane di silenzio istituzionale. Ed ecco numeri e cifre a corroborare la scelta della segretezza sul fascicolo Minetti. «Nel mandato presidenziale in corso da oltre quattro anni sono state concesse 42 grazie, per 12 di esse vi è stato un comunicato che le ha rese note, mentre non vi è stato comunicato per 30 casi perché questi coinvolgevano dati sensibili». Insomma, prosegue il testo, «la presidenza della Repubblica osserva il rispetto del divieto della loro diffusione». «NESSUNA INFLUENZA» Ma il passaggio saliente della nota con cui il Quirinale archivia il Minetti-gate è un altro. Ovvero quando gli uffici di Mattarella ricordano che «da oltre undici anni, quando una domanda di grazia è accompagnata dal parere favorevole degli organi giudiziari competenti, il Presidente della Repubblica concede abitualmente la grazia, senza farsi influenzare da considerazioni estranee alle finalità umanitarie della grazia». Una seconda risposta, piuttosto eloquente, a chi invece ha accusato il Colle di cedere a condizionamenti esterni - in questo caso l'inchiesta del Fatto sulle presunte incongruenze della difesa di Minetti - per decidere il da farsi sulla grazia. Accuse anche qui rispedite al mittente. La chiusa è per ringraziare il ministero della Giustizia per aver «sollecitamente provveduto» ai nuovi accertamenti. In conferenza stampa a margine del Cdm Carlo Nordio ricambia e parla di «fake news» della stampa che hanno portato a «un attacco improprio» al Capo dello Stato. Segue attacco alle opposizioni ree, a sentire il Guardasigilli, di «aver creduto a insinuazioni dimostrate, come era evidente, del tutto infondate».










