di
Gaia Piccardi
Intervista all'ex campione tedesco: «L'eliminazione del numero 1 è stata la più grande sorpresa degli ultimi anni, la giustificazione della defaillance fisica, da sola, non mi convince. Zverev deve cogliere l'occasione»
Dalla nostra inviata a ParigiLa terra rossa per Boris Becker è come l’erba voglio nel giardino del re: non l’ha mai avuta, l’ex wunderkind che ha lasciato il segno sul centrale del Roland Garros con tre semifinali in cinque anni (‘87, ‘89, ‘91). Però, di Slam, Boris ha titolo per parlare, eccome. Ha una sua idea sul successo del tennis italiano a Parigi, su chi vince il torneo, persino sul lungo malore costato la sconfitta al re annunciato — forse troppo —, Jannik Sinner: «La sua eliminazione è stata la più grande sorpresa degli ultimi anni...».
Boris, tre italiani nei quarti, due oggi in semifinale. E nessuno si chiama Jannik Sinner.«C’è dietro un grande lavoro della Federazione italiana, senza dubbio. Sono stati creati molti tornei in Italia, Atp e Challenger: i ragazzi possono giocare di più grazie alle wild card, spendendo meno per le trasferte. Per me inizia tutto con Matteo Berrettini in finale a Wimbledon nel 2021: quel risultato ha abbattuto una barriera del vostro tennis, aprendo una via. Un nuovo interesse per questo sport, in Italia, è cominciato così e si è portato dietro, come effetto domino, una maggiore trasmissione dei match alla tv. Questo fattore, nella crescita di una disciplina, è un passaggio chiave: se l’esempio è efficace, i giovani rispondono. Vivo a Milano, dove è nata mia figlia Zoe Vittoria: beh, a qualsiasi ora io accenda la tv, tra il canale federale e la pay per view, c’è sempre tennis da vedere, uomini e donne, del passato e del presente».










