la sperimentazione

Studio pilota su 7 pazienti con un impianto di sottili elettrodi su parte del midollo spinale

Pubblicato il: 05/06/2026 – 7:42

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ROMA La stimolazione elettrica del midollo spinale grazie a un apparecchietto impiantabile migliora la mobilità del braccio e della mano in pazienti post ictus. Lo rivela uno studio clinico pilota, il primo nel suo genere, condotto presso l’Università di Pittsburgh e pubblicato su Nature Medicine. Lo studio ha dimostrato che 7 partecipanti con grave debolezza muscolare dovuta a ictus hanno registrato un incremento medio del 32% della forza del braccio, oltre a un miglioramento complessivo della mobilità e a una riduzione della rigidità muscolare. L’intervento ha richiesto meno di nove ore di training motorio nell’arco di quattro settimane e non ha causato disagio né eventi avversi gravi. “L’approccio è pensato per aiutare le persone a muovere meglio il braccio in tempi rapidi, anche a distanza di anni dall’ictus”, dichiara Marco Capogrosso, co-autore senior dello studio. “La stimolazione quando è attiva, aiuta le persone a muoversi meglio. Stimolando il midollo spinale, permettiamo immediatamente alle connessioni residue tra cervello e midollo di funzionare in modo più efficiente, favorendo un miglioramento del movimento”. L’ictus è la principale causa di paralisi del braccio, con circa 400.000 persone solo in Usa che sviluppano ogni anno una debolezza cronica a braccio e mano. Il recupero della funzionalità del braccio resta una priorità clinica, eppure la riabilitazione standard raramente produce miglioramenti significativi. I ricercatori hanno avviato lo studio per verificare se la stimolazione del midollo spinale, applicata alla regione che controlla i movimenti del braccio e della mano, potesse aiutare i pazienti post-ictus a recuperare la funzionalità dell’arto superiore. Il progetto si basa su una tecnologia che prevede l’impianto di sottili elettrodi lungo il tratto cervicale del midollo spinale. La stimolazione invia segnali elettrici mirati alle fibre nervose sensitive del midollo per potenziare la comunicazione tra cervello e muscoli indeboliti. Lo studio conferma che l’approccio è sicuro e fattibile e mostra due tipologie distinte di beneficio: nel corso delle 4 settimane, tutti i partecipanti hanno mostrato miglioramenti immediati della forza nel momento in cui la stimolazione veniva attivata, indipendentemente dalla gravità del deficit iniziale; inoltre, l’anomala rigidità muscolare causata dal danno alle vie nervose provocato dall’ictus si è ridotta in tutti. Argomenti