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Migliaia di persone sui van viaggiano all’alba, immobili ma veloci per ore, su un tratto di strada che sembra ripetersi ciclicamente all’infinito, osservando dai finestrini chilometri di costa, sterpaglia e agrumeti. È la Statale 106, l’arteria che pompa denaro per i nuovi caporali pakistani del versante jonico. Su questo tragitto, nella piazzola di Amendolara in un distributore di benzina a metà strada, sono stati trovati i corpi carbonizzati dei quattro migranti che lavoravano come braccianti per la raccolta delle fragole a Scanzano Jonico.

La loro morte non ha di certo interrotto una routine che ha i suoi inizi in paesini come Villapiana, Doria, Cassano, Corigliano, Mirto. Sono luoghi che in estate traboccano di villeggianti alla ricerca di vacanze a buon mercato, per poi svuotarsi. A ripopolarli, tra l’autunno e la primavera, ci sono giovani migranti poco più che maggiorenni o al massimo trentenni. Vivono lì ammassati per un’intera stagione in quelle stesse case poco più grandi di un bilocale. Nell’appartamentino a due piani in via Gramsci a Villapiana, dove vivevano le quattro vittime, nessuno è mai riuscito a contarli veramente. «Forse si alternavano, c’era spesso qualcuno nuovo», spiegano i vicini, ma una cosa è certa: «Al piano di sotto fino a ieri c’era chi gli gestiva la vita, in quelle stanze ci vivevano solo in due ed erano gli stessi proprietari del mini van con i quali gli altri andavano al lavoro tutte le mattine, partendo alle cinque».