Migliaia di persone sui van viaggiano all'alba immobili ma veloci per ore, su un tratto di strada che sembra ripetersi ciclicamente all'infinito, osservando dai finestrini chilometri di costa, sterpaglia e agrumeti. È la statale 106, l'arteria che pompa denaro per i nuovi caporali pakistani del versante jonico. Su questo tragitto, nella piazzola di Amendolara in un distributore di benzina a metà strada, sono stati trovati i corpi carbonizzati dei quattro migranti che lavoravano come braccianti per la raccolta delle fragole a Scanzano Jonico.
La loro morte non ha di certo interrotto una routine che ha i suoi inizi in paesini come Villapiana, Doria, Cassano, Corigliano, Mirto. Sono posti che in estate traboccano di villeggianti alla ricerca di vacanze a buon mercato, per poi svuotarsi. A ripopolarli, tra l'autunno e la primavera, ci sono giovani migranti poco più che maggiorenni o al massimo trentenni. Vivono lì ammassati per un'intera stagione in quelle stesse case poco più grandi di un bilocale. Nell'appartamentino a due piani in via Gramsci a Villapiana, dove vivevano le quattro vittime, nessuno è mai riuscito a contarli veramente. "Forse si alternavano, c'era spesso qualcuno nuovo" - spiegano i vicini - ma una cosa è certa: "al piano di sotto fino a ieri c'era chi gli gestiva la vita, in quelle stanze ci vivevano solo in due ed erano gli stessi proprietari del mini van con i quali gli altri andavano al lavoro tutte le mattine, partendo alle cinque". Una scena consueta all'alba per tanti afghani, pakistani, indiani e bengalesi nella parte alta di Villapiana. Il borgo collinare con casette basse e vicoli stretti contava meno di un migliaio di abitanti prima del nuovo patto tra alcuni possidenti del paese e diversi gruppi di pakistani cinquantenni, nuova signorìa che regna tra le comunità di migranti sullo Jonio: "vicini che comunque non danno fastidio", spiegano i villapianesi. Chi arriva in questi territori per la raccolta della frutta, una volta approdato in Italia, lo fa per il tam tam di amici o parenti, per gli annunci sui social o perché reclutato clandestinamente nei centri di accoglienza profughi. La regola è chiara fin da subito: ai caporali, che conoscono l'italiano e ti fanno da intermediari con le aziende, tocca pagare una serie di quote giornaliere per il servizio. Tredici euro sulla paga quotidiana e dieci al giorno tra trasporto e affitto. Tutto il resto è tuo. Dunque la metà, se in un giorno la paga sindacale di sei ore e mezza arriva ai cinquanta euro.










