di
Michela Cirillo
Dopo lo sfogo la donna si è sentita male. Si torna in aula a Milano il 13 luglio, quando parleranno i vicini e le amiche
Il processo non è ancora iniziato ma la tensione è già alle stelle. Sono le 9.41 quando nell’aula della Corte d’assise Gianluca Soncin, imputato di avere massacrato Pamela Genini con 76 coltellate, entra nella gabbia scortato dalla polizia penitenziaria. «Bastardo!», gli grida, prima di accasciarsi, Una Smirnova, madre della 29enne di Strozza uccisa dall’ex compagno. Era la prima volta che si trovava faccia a faccia con Soncin, l’uomo che la sera del 14 ottobre si è introdotto in casa della figlia, a Milano, per ucciderla. E che ora rischia l’ergastolo al processo in cui la pm Alessia Menegazzo e l’aggiunta Letizia Mannella lo accusano di omicidio pluriaggravato (il reato di femminicidio è stato istituito il 2 dicembre 2025, un mese e mezzo dopo i fatti).
Soncin è entrato in aula in silenzio. È bastato uno sguardo, però, per far sbottare la mamma di Pamela, prima di accusare un malore ed essere portata fuori dall’aula dal suo avvocato, Nicodemo Gentile. Per la famiglia Genini la fine possibile della vicenda giudiziaria è solo una: «Vogliamo che sia fatta giustizia e vogliamo l’ergastolo», ha affermato il compagno di Una, Pier Giuseppe Rota. Appena fuori dall’aula, la mamma di Pamela ha commentato il proprio sfogo: «Vedere in faccia l’assassino che ha ucciso mia figlia con freddezza e lucidità mi ha portata a una reazione incontrollabile. È devastante la sua lucidità e la sua totale mancanza di rispetto e pentimento».La prima udienza si è aperta con le richieste di costituzione di parte civile e con la deposizione di una memoria da parte dell’imputato. I difensori del 52enne originario di Biella e residente a Cervia, gli avvocati Pietro Sartori e Simona Luceri, hanno richiesto una perizia medico-legale per «approfondire la dinamica» dell’omicidio.










