La Corte d’Assise di Milano ha ammesso come parti civili i familiari di Pamela Genini nel processo a carico di Gianluca Soncin, il 53enne accusato di aver ucciso la ex compagna il 14 ottobre scorso nella sua abitazione nel quartiere Gorla di Milano. Respinta invece la richiesta di costituzione di parte civile di Francesco Dolci, ex fidanzato della vittima e oggi indagato dalla Procura di Bergamo nell’inchiesta sulla profanazione della tomba della giovane. Soncin è imputato per omicidio volontario pluriaggravato dalla premeditazione, dalla crudeltà, dai futili motivi e dalla relazione affettiva cessata. Secondo la ricostruzione della Procura, coordinata dall’aggiunta Letizia Mannella e dalla pm Alessia Menegazzo, avrebbe fatto realizzare di nascosto una copia delle chiavi dell’abitazione della donna, entrando in casa armato di un coltello prelevato dalla sua collezione e colpendola con 76 fendenti.

All’apertura dell’udienza erano presenti la madre della vittima, Una Smirnova, i fratelli Nicola e Veronica Genini e gli altri familiari. Quando l’imputato è entrato in aula scortato dalla polizia penitenziaria, la donna gli ha urlato contro: “Bastardo”. Poco dopo si è sentita male ed è stata accompagnata fuori dall’aula. Al termine dell’udienza ha spiegato ai cronisti il motivo della sua reazione: “Vederlo mi ha provocato un effetto devastante, la sua crudeltà, la sua lucidità, la sua mancanza di rispetto e di pentimento… Èuna persona che non si può descrivere, in aula purtroppo ho avuto un momento di sfogo, ma è stato terribile guardarlo per la prima volta. Ora mi aspetto giustizia”. La famiglia punta alla massima pena. “Noi chiediamo giustizia e l’ergastolo”, ha dichiarato Pier Giuseppe Rota, compagno della madre di Pamela, prima dell’inizio del processo.