Il tumore, quello l’ha soprannominato “Putin”. Per il resto, professionalmente avvezzo a non scomporsi, Sir Alex Younger ha passato gli ultimi due anni della sua vita mettendo al servizio del mondo la sua sapienza fine e risoluta da spia vecchio stampo, esperto della realtà e delle sue pieghe, come si confà a chi ha svolto ai livelli più alti un mestiere che, nelle sue parole, è soprattutto “una grande faccenda di curiosità intellettuale”. C’è una frase che torna spesso nei discorsi dell’ex capo dell’MI6, morto il 2 giugno a 62 anni, ed è “change the mindset”, “cambiare l’assetto mentale”. Tutti dobbiamo farlo, sempre, a partire da quel gradasso di James Bond, uno che non verrebbe mai assunto dai servizi segreti di Sua Maestà, fino alle spie di quarta generazione che devono vedersela con un mondo in cui non c’è più differenza “tra guerra e pace, tra nazionale e internazionale, tra cyber e reale”, ora che è tutto ibrido. Se non lo facciamo, vincono gli altri, il male, “la minaccia cronica alla nostra integrità e sicurezza”, a quello che amiamo, magari portandoci a essere immorali, peggiori dei nostri nemici.La parola “understatement” deve essere stata inventata guardando un antenato di Younger, nato in una dinastia di industriali della birra scozzesi, studente di economia e informatica a St Andrews, ex capitano delle guardie scozzesi e, dal 1991, dopo un lungo corteggiamento da parte dei servizi, spia: prima nei Balcani, dove si è infiltrato a colpi di serate trascorse a bere “oscuri distillati fatti in casa” per rintracciare criminali, evitare genocidi. Al mondo raccontava di essere un diplomatico, mentre in realtà viveva “la solitudine in mezzo alla folla” di chi cerca trame e piani d’azione anche in un pomeriggio al centro commerciale. Un “romantico”, si definiva, uno che si emozionava prima di ogni missione e che si era inventato – chissà, forse con l’aiuto di Q, la capa della divisione gadget strategici, una donna secondo quanto rivelò un giorno – un sistema tutto suo per alzarsi: suonava la sveglia e subito dopo un congegno gli strappava via la coperta per impedirgli di riaddormentarsi. Pare che a un certo punto si sia giostrato quattro identità diverse, pare che un giorno gli si siano staccati i baffi finti durante un incontro importante.Quel sorriso trattenuto da scozzese elegante con una tempra di titanio mancherà non solo al Regno Unito, ma al mondo tutto: anche Donald Trump, che ha una definizione più lasca di servitore dello stato e della centralità dell’intelligence, l’ha voluto incontrare privatamente nel 2019. La competizione con la Cia, Younger l’aveva vinta a suon di barattoli di marmellata fatti da sua suocera quando si trattava di conquistare Hamid Karzai: lui la metteva nel tè per farsi passare il raffreddore e intanto lui, capomissione dell’MI6 in Afghanistan nel 2001, gli parlava e ascoltava. A guida dell’antiterrorismo durante le Olimpiadi di Londra del 2012 – filate lisce, e non era scontato – nel 2014 è diventato C, capo dell’MI6 e unico membro a poter essere nominato pubblicamente. “Il senso di orgoglio di essere parte di uno sforzo e di una causa più grande di me non mi ha mai abbandonato per un solo giorno nei 30 anni in cui ho servito il mio paese come funzionario di intelligence”, ha detto nel 2018. L’anno successivo ha perso uno dei suoi tre figli, morto in un incidente d’auto in una tenuta privata, ma lui ha chiesto di poter rimanere al suo posto fino al 2020, per poter guidare la transizione della Brexit, che a suo avviso stava isolando il Regno Unito. La moglie sapeva, i ragazzi all’età giusta erano stati informati del mestiere di Sir Alex. E quando finalmente si è deciso a dire anche a sua mamma che faceva la spia, lei l’ha guardato e gli ha detto: “Sì caro, lo ero anche io”. Il James Bond perfetto, secondo i suoi dipendenti, uno abbastanza ironico da difendere “il quieto coraggio e l’integrità” di Smiley, il personaggio di Le Carré, sull’Economist, uno convinto che in ogni agente segreto ci sia un animo da boy scout.Il Regno Unito delle istituzioni lo piange, dal principe William agli ex primi ministri che hanno lavorato con lui. “Incarnava i valori del mio servizio, ossia integrità, coraggio, creatività e rispetto”, ha detto l’attuale capa dell’MI6, Blaise Metreweli. “Una vita esemplare”, ha sintetizzato Keir Starmer.