Ex ufficiale dell’esercito, poi uomo dell’intelligence britannica per trent’anni, Alex Younger ha guidato l’MI6 dal 2014 al 2020. Sotto la sua direzione il Secret Intelligence Service ha attraversato la stagione dello Stato islamico, la pressione russa, Salisbury, la guerra ibrida e la trasformazione tecnologica dello spionaggio
La morte di Sir Alex Younger, a 62 anni, chiude una delle carriere più significative dell’intelligence britannica recente. La notizia, arrivata da Londra dopo una malattia, è stata accompagnata da tributi istituzionali sobri, in linea con il profilo di un uomo che aveva trascorso gran parte della vita professionale lontano dai riflettori. Keir Starmer lo ha ricordato come un servitore dello Stato; Yvette Cooper ne ha sottolineato la dedizione alla sicurezza nazionale; Blaise Metreweli, oggi alla guida dell’MI6, ha parlato di un contributo che ha superato i confini britannici, toccando la sicurezza degli alleati e delle democrazie occidentali.
Chi era Sir Alex Younger
Younger era stato il sedicesimo “C”, il nome in codice con cui viene indicato il capo del Secret Intelligence Service, l’agenzia nota al pubblico come MI6. Aveva guidato il servizio dal 2014 al 2020, diventando il direttore più longevo dell’intelligence estera britannica nell’arco di mezzo secolo. Il suo mandato ha coinciso con una fase di transizione profonda, dal terrorismo jihadista dopo l’ascesa dello Stato islamico, alla guerra in Siria e Iraq, la pressione russa sull’Europa, l’attacco con Novichok a Salisbury, la crescita del dossier Cina e il progressivo intreccio tra intelligence umana, dati, cyber e tecnologia.










