Parigi. La copertina del numero di marzo-aprile di Tennis Italiano, la rivista di tennis più antica del mondo rilevata nel 2023 da Domenico Procacci di Fandango, mette insieme passato e futuro. “Abbiamo immaginato un viaggio nel tempo, un Panatta che irrompe nel presente e si fa ammirare in una delle sue classiche volée da Jannik Sinner e Lorenzo Musetti seduti sui marmi del Pietrangeli”, scrive nel suo editoriale Stefano Semeraro, direttore di Tennis Italiano, prima di aggiungere: “E avremmo potuto aggiungere Flavio Cobolli e Luciano Darderi, Filippo Volandri e Lorenzo Sonego, entrambi semifinalisti al Foro”. Ma anche Matteo Berrettini e Matteo Arnaldi, i due Mattei che hanno dipinto di azzurro il cielo di Parigi e che mercoledì sera si sono incontrati per un quarto di finale tutto tricolore sulla terra rossa dello Chatrier, arrivando a questa edizione del Roland Garros rispettivamente da numero 105 e numero 104 al mondo. “È stato un torneo folle, per certi versi divertente, imprevedibile e con due italiani ora in semifinale come Cobolli e Arnaldi che ci hanno fatto capire quanto sia profondo il nostro movimento”, dice al Foglio Stefano Semeraro. Che aveva 13 anni quando Panatta vinse il Roland Garros, nel 1976, e ricorda “il grande entusiasmo dell’Italia” per quel ragazzo figlio del custode dei Tennis Club Parioli che rese pop uno sport che fino a quel momento sembrava riservato a una piccola élite. Panatta, con la sua polo rossa, le sue veroniche, il suo ciuffo ribelle, “contribuì al primo boom nazionale del tennis in Italia”, sottolinea Semeraro. “Era il Marcello Mastroianni del tennis. A spasso per Parigi lo riconoscono ancora.Alcuni anni fa, mentre passeggiavamo assieme sulla rive gauche, i clienti di un ristorante si alzarono per salutarlo: ‘Monsieur Panattà! Monsieur Panattà! Quel plaisir de vous voir’. È stato un mito per gli appassionati di tennis, con un capitale di simpatia e di fascino molto italiano. Mi sono commosso a vederlo durante la premiazione a Roma, quando ha consegnato il trofeo a Sinner”. Il campione di un’altra Italia, altrettanto bella. “Sinner non è il playboy, lo straitaliano incarnato da Panatta. È un italiano diverso, disciplinato, che viene dall’estremo nord, da un paesino a otto chilometri dal confine austriaco. Non estroverso come siamo abituati a vedere, molto serio e con un approccio cosmopolita come sono i ragazzi di oggi, ma tanto italiano quanto lo era Panatta, dotato di valori e qualità che devono rendere orgogliosi l’Italia”, afferma il direttore di Tennis Italiano. Nata nel 1929, la rivista diretta da Semeraro vive un nuovo capitolo della sua storia da quando Procacci è diventato l’editore, aggiungendo una dimensione culturale allo storico patrimonio sportivo con contaminazioni legate alla letteratura, al cinema e allo spettacolo, e modernizzandone la veste grafica. “Crediamo molto nella forza del cartaceo. Quando tre anni fa ho proposto a Procacci di diventare editore per rilanciare Il Tennis Italiano, che non navigava in buone acque, ha aderito con entusiasmo al progetto.Grazie alla sua passione, abbiamo costruito una rivista pensata anche per i non appassionati di tennis e per chi il tennis vuole trovarlo in libreria, con un formato nuovo (21 x 26) e una periodicità bimestrale, facendo dialogare lo sport e la cultura e aprendo le pagine a scrittori e illustratori”, racconta al Foglio Semeraro. Non solo il momento magico del tennis italiano, anche la docu-serie “Una squadra” realizzata proprio da Procacci, sulle vicende della nazionale italiana di tennis che vinse la Coppa Davis nel ’76, Panatta-Bertolucci-Barazzutti-Zugarelli, “ha generato una scossa di entusiasmo che ha portato tutto il paese ad avvicinarsi al tennis”, afferma Semeraro. Il Tennis Italiano non è solo una rivista ricca di contenuti appassionanti, curati dai migliori professionisti del tennis in Italia, ma è un bell’oggetto da possedere e da collezionare. E che da poco è diventato anche “International”. Dopo aver presentato il progetto a Brooklyn lo scorso settembre, nel quadro di un evento a “Il Salotto” con il fotografo Ray Giubilo e lo scrittore e editor del New York Times Gerald Marzorati, il Tennis Italiano International, una versione del magazine in lingua inglese, è sulla rampa di lancio. “Per ora c’è un sito internet dove si può acquistare la versione in pdf del primo. L’idea è quella di farne due all’anno, che siano una sorta di best of degli articoli usciti su Tennis Italiano, ma tradotti in inglese”, spiega Semeraro, prima di aggiungere: “Lo abbiamo presentato a metà aprile durante un convegno all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Brescia, che ha il Fondo Clerici. C’è l’idea di portare avanti un marchio ‘Tennis Italiano’, di creare una serie di eventi attorno alla rivista, un festival e magari anche un torneo, che è uno dei sogni di Procacci”, dice Semeraro, fiero di proteggere e tramandare questo piccolo grande patrimonio italiano.
La nuova vita del Tennis Italiano, rivista da collezione nell’età di Sinner
Da Panatta a Sinner, passando per Musetti, Cobolli, Arnaldi e Berrettini: la specialità vive una stagione di profondità senza precedenti e il periodico, rilanciato da Domenico Procacci e diretto da Stefano Semeraro, prova a trasformarla in racconto culturale








