A questo punto mancherebbe solo la titolarità di una rubrica sul Fatto, à la Barbacetto. Poi il giro dell’oca mediatico-giudiziario-politico del populismo di rito ambrosiano avrebbe raggiunto il traguardo. Manca solo il bacio di Travaglio, ma lei non è Nicole Minetti. La storia è strabiliante e pure divertente, a patto di non essere voi a finire strangolati dal boa constrictor dei pm. La Guardia di Finanza si presenta con un “ordine di esibizione” a Palazzo Marino per un’inchiesta su presunti reati contro la Pubblica amministrazione, relativi agli affitti dei negozi in Galleria (proprietà del Comune di Milano) e a “installazioni di grande impatto” di pubblicità e/o eventi di moda o cinema. L’unica cosa che si capisce è che l’inchiesta nasce da un esposto di Massimiliano Lisa, personaggio noto alle cronache, come direbbe un Ranucci, in quanto gestore di una sorta di spazio museo alquanto pop in Galleria, dedicato a Leonardo.L’esposto è contro il Comune che nel 2024 – con parere del demanio – ha dato disdetta al museo per l’affitto. Il Tar ha dato ragione al Comune, e Lisa è stato pure querelato per diffamazione dall’Amministrazione. Ma questo è solo il primo giro dell’oca. Infatti, non contento, ora Lisa si candida sindaco per lottare contro la malapianta della politica, assieme a una ex magistrata. Il programma della sua lista “Milano libera” è velleitario e populista, manco Dibba da giovane. Dalla denuncia contro il Comune alla discesa in campo contro il Comune. Ma c’è un particolare ancora più strepitoso, e indicativo del rapporto malato tra giustizia e politica che da tempo sta minando una città come Milano. Il particolare è che l’inchiesta sulla Galleria nata dall’esposto di Lisa contro Palazzo Marino era passata lo scorso anno tra le mani della ex procuratrice aggiunta (ora pensionata) Tiziana Siciliano, la super magistrata di tutte le inchieste sull’urbanistica e contro l’Amministrazione, la grande teorica della “democrazia urbanistica” da ripristinare contro le malefatte del “sistema Milano” basato sulla corruzione (per ora non è stato individuato un euro) tra Amministrazione e imprenditori.Solo che ora Siciliano ha annunciato di candidarsi nella lista di Lisa: e il giro dell’oca si chiude. Per non sembrare pregiudiziali, lo lasciamo spiegare al sempre misurato Luigi Ferrarella del Corriere della Sera, a cui si deve il lancio in grande stile della nuova inchiesta sulla Galleria. Ha scritto Ferrarella: “Lisa pochi giorni fa ha annunciato la propria candidatura alle elezioni 2027 per il Comune con una lista civica, Milano libera, che in caso di affermazione indicherebbe vicesindaco la magistrata in pensione Tiziana Siciliano. Ciò significa che l’ex (sino al 20 dicembre 2025) procuratrice aggiunta di Milano ha accettato l’impegno politico con Lisa pur sapendo di aver proprio lei, in qualità di capo nel 2025 del pool reati contro la pubblica amministrazione, assegnato a una pm del pool l’esposto di Lisa; e che si è resa disponibile alla candidatura senza considerarne l’inopportunità proprio anche nei confronti della sua ex procura, che sapeva stesse valutando l’esposto di Lisa”. La prosecuzione della lotta giudiziaria con altri mezzi.Che destino possa avere una simile inchiesta si vedrà, ma qualche dubbio sulla sua consistenza è lecito: se tutto ruota, come pare, sugli affitti degli spazi commerciali di proprietà del Comune e su una presunta corruzione e turbativa d’asta attorno agli spazi pubblicitari concessi. Sarebbero indagate già otto persone, in maggioranza funzionari del Comune ma anche della Soprintendenza delle belle arti, a cui si contesterà probabilmente il reato estetico di eccessiva cartellonistica prospiciente la piazza del Duomo. Ciò che per il momento è noto a tutti, come cornice delle scelte del comune, è però altro. Fin dal 2012 (èra Pisapia) Palazzo Marino ha intrapreso alla luce del sole una politica di rialzo degli affitti attraverso bandi (anche con aste) che hanno portato ingenti benefici alle casse comunali. Nel 2020 Dior firmò un contratto d’affitto record in Galleria da 5 milioni l’anno, con una gara pubblica che fece epoca: ben 38 rilanci. Nell’aprile 2025 Montblanc ha vinto un altro bando per un canone di 950 mila euro all’anno. La Gdf, ora, avrebbe chiesto l’esibizione di atti proprio sulle concessioni ai due marchi. Ma in totale sono oltre quaranta i negozi affittati con questo metodo a brand del lusso. Tiffany paga 3,5 milioni, poco meno Balenciaga e Loro Piana. E l’assessorato al Demanio (quello finito nel mirino della nuova inchiesta) retto da Emmanuel Conte stima per il 2026 introiti di oltre 80 milioni di euro, 30 milioni in più rispetto all’inizio del secondo mandato di Sala. Va inoltre detto che, negli anni, ci sono stati molti ricorsi da parte di ex affittuari o concorrenti battuti, oltre a quello di Lisa, ma il Comune ha sempre avuto ragione. Perché mai ora una inchiesta dovrebbe cambiare le evidenze rispetto a bandi formalizzati, procedure trasparenti e ricorsi vinti, è da scoprire. Per ora di chiara c’è un’altra zeppa giudiziaria che la procura di Milano prova a mettere negli ingranaggi del Comune in base al solito fumus della corruzione. Ma la cosa davvero strabiliante, e grave, è la prosecuzione del populismo giudiziario con altri mezzi.
L’inchiesta Galleria, l’ex pm Siciliano e il populismo ambrosiano
La procura indaga sugli affitti e sugli eventi in Galleria Vittorio Emanuele, ma Massimiliano Lisa che ha presentato l’esposto si candida con l’ex procuratrice che aveva avuto in mano il fascicolo












