La premier Giorgia Meloni, e il presidente di Confindustria, Emanuele Orsini, durante l’assemblea generale degli industrialiRoma – A poco più di una settimana dalla relazione di Emanuele Orsini all’Assemblea di Confindustria, cadute le polveri delle reazioni immediate, a volte ispirate a un provincialismo di maniera, vale la pena mettere a fuoco un orizzonte di più lunga prospettiva. E quel che appare, a dispetto delle letture politiciste di breve respiro, è che la leadership degli industriali ha scelto di collocarsi lungo una linea istituzionale più ampia, che tiene insieme Quirinale e Banca d’Italia: i luoghi nei quali l’interesse nazionale viene misurato oltre il ciclo breve di maggioranza e opposizione. E, dunque, oltre lo stretto giro delle collocazioni pro o contro il governo Meloni.
Fabio Panetta, governatore di Bankitalia
La chiave, dunque, non è l’applausometro dell’assemblea né la prossimità tattica su singole misure. È il lessico della responsabilità. E conta, in questo senso, prendere le mosse da Sergio Mattarella, che alla Piaggio di Pontedera ha ricordato che “un Paese forte, in cui vige l’eguaglianza dei cittadini, vive di coesione sociale” e che “il dialogo sociale non deve mai interrompersi”. Impresa e lavoro non sono blocchi contrapposti, ma infrastrutture civili della Repubblica. Orsini si muove da qui quando avverte che la sua “chiamata alla responsabilità non deve diventare terreno di scontro politico ma piattaforma di dialogo”. Non è linguaggio governativo. È linguaggio istituzionale.







