SCAFFALE Anticipiamo la prefazione al libro «I giorni che hanno cambiato l’Italia» di Donato Caporalini e Carlo Latini per le Edizioni Affinità Elettive
Di libri come questo scritto da Carlo Latini e Donato Caporalini ce ne vorrebbero almeno 100 (I giorni che hanno cambiato l’Italia. 2 giugno 1946 e 12 maggio 1974, Affinità Elettive edizioni, pp. 148, euro 16, ndr). Perché se è vero, ed è verissimo, che solo la conoscenza della storia consente di capire il mondo in cui vivi oggi, bisogna anche dire che la storia è vera solo se confronti quella che tu hai delineato, oppure hai finito per iscrivere nella tua memoria con quella che è stata scritta o ti è stata raccontata. Ognuna, da sola, non basta, è anzi fuorviante.
Il merito di questo libro è quello di averne scritta una che si sforza di prendere in conto una serie di fattori e visioni diverse che solo nel loro insieme possono dare il senso di quello che chiamiamo «contesto storico», che è molto di più di una narrazione individuale. Voglio dire con questo che gli autori sono consapevoli di dover tracciare una storia collettiva, che cerca di spiegare cosa sia stata un’esperienza comune, non una vicenda personale.
CAPORALINI E LATINI in questo libro si sforzano di colmare i tanti vuoti che oggi un giovane incontra nella storia ufficiale sul contributo alla crescita civile del Paese di un’area così vasta come è stata in Italia quella della sinistra, grazie anche a un suo assai particolare partito comunista, il più grande dell’occidente, in Italia cinque volte gli iscritti del secondo Pc europeo forte, quello francese. Togliatti lo chiamava la «giraffa», un espediente diplomatico per sottolineare la sua diversità, analoga a quella che questa bestia stravagante ha rispetto agli altri animali per via del suo collo e delle sue gambe lunghissime.











