Il parco nazionale dei monti Sibillini si conferma un’oasi naturalistica tra le più preziose in Italia. Con otto coppie di aquile reali censite nel 2025 è una delle aree più importanti dell’Appennino per la conservazione della specie. Il censimento è stato ripetuto a marzo e per la prima volta ha interessato l’intero Appennino umbro-marchigiano: l’obiettivo è di confermare la presenza delle otto coppie nidificanti già registrate l’anno scorso. Il dato testimonia una crescita davvero significativa, basti pensare che nel 1993, anno di istituzione del parco, le coppie accertate erano soltanto due, mentre oggi le vette dei Sibillini ospitano una delle densità più elevate dell’Appennino. Con un’apertura alare superiore a due metri, l’aquila reale è il più maestoso tra i rapaci presenti nell’area protetta. L’inizio della primavera rappresenta il periodo ideale per il censimento, quando le coppie sono impegnate nell’accoppiamento e nella preparazione dei nidi, collocati su pareti rocciose difficilmente accessibili. Tra i fattori che hanno favorito l’aumento della popolazione, figurano la maggiore attenzione alla tutela della biodiversità, il controllo del territorio e la disponibilità di prede come lepri, volpi e piccoli ungulati. Un contributo importante è arrivato anche dalla reintroduzione del camoscio appenninico nel 2008. Ma attenzione, non mancano le minacce. Bracconaggio ed elettrocuzione restano tra le principali cause di mortalità delle aquile reali. Il 18 febbraio un esemplare è stato trovato morto nelle campagne di Gualdo a causa del contatto con una linea elettrica. Negli anni il Parco ha promosso la messa in sicurezza di numerosi elettrodotti, ma alcune infrastrutture più datate continuano a rappresentare un rischio per la specie. L’auspicio è che si faccia tutto il possibile per proteggere questo paradiso della natura, frequentato da escursionisti che spesso arrivano anche dall’estero.
Dove osano le aquile
l parco nazionale dei monti Sibillini si conferma un’oasi naturalistica tra le più preziose in Italia. Con otto coppie di aquile reali censite nel 2025 è una delle aree più importanti dell’Appennino per la conservazione della specie






