La 70enne Fabiola Moretti, soprannominata “la Zia”, è stata fermata dopo una cessione di droga a Santa Palomba. Denunciata anche la figlia, trovati oltre 1.500 euro in contanti.

I tempi della Banda della Magliana sono finiti da molti anni, ma alcuni nomi continuano a tornare nelle pagine di cronaca. È il caso di Fabiola Moretti, 70 anni nota per essere stata la compagna di due boss del sodalizio criminale nel corso degli anni Ottanta: prima di Danilo Abbruciati, detto "il Camaleonte", e poi di Antonio Mancini, detto "Accattone". Moretti, soprannominata anche "la Zia", è stata arrestata nella giornata di mercoledì 3 giugno 2026 dopo essere stata sorpresa dai carabinieri della stazione Roma Divino Amore mentre cedeva un involucro contenente dosi di crack a un uomo, un 54enne italiano. Lo scambio è avvenuto nei pressi della sua abitazione in via dei Papiri, nel quartiere di Santa Palomba, dove stava già scontando gli arresti domiciliari. La stessa misura cautelare è stata nuovamente disposta dal giudice per le indagini preliminari.

Denunciata anche la figlia 31enne Al momento del controllo, convalidato giovedì 4 giugno, i militari hanno sequestrato anche 1545 euro, trovati nel corso della perquisizione domiciliare e ritenuti proventi dell'attività di spaccio, e materiale per confezionare dosi. Denunciata anche Nefertari Mancini, la figlia 31enne avuta con "Accattone" anche lei con precedenti e con cui Moretti stava dividendo la detenzione domiciliare. Il passato criminale di Fabiola Moretti L'ultimo arresto della Zia risale al gennaio 2022, quando il suo nome è finito all'interno di una maxi inchiesta su un traffico di stupefacenti. Gli inquirenti avevano documentato alcuni suoi viaggi tra Roma e Napoli per acquistare cocaina che poi smerciava al dettaglio in particolare a Pomezia. Da quell'episodio è emerso un cumulo di pena di oltre 9 anni e nel luglio successivo è stata portata nel carcere femminile di Rebibbia per scontare. A causa delle sue condizioni di salute, il Tribunale di Sorveglianza aveva poi stabilito che la donna poteva proseguire la reclusione ai domiciliari.