L’Italia non è mai stata colpita da attentati terroristici di matrice jihadista. È un dato di fatto, anche se le dita tremano sulla tastiera mentre queste parole prendono forma. Non è scaramanzia: notizie di cronaca ci inducono a riflettere sulla possibilità che il nostro Paese diventi un possibile target del terrorismo internazionale. L’ultimo caso di cronaca è quello di un ragazzo di 21 anni di origini marocchine residente in Brianza, fermato su richiesta della Procura di Milano proprio con l’accusa di terrorismo internazionale. E solo una settimana fa a Reggio Emilia, un ventiduenne sostenitore dell’Isis, già arrestato in Germania, veniva fermato mentre si diceva pronto per colpire con un coltello durante un importante evento sportivo.Si è concluso, dunque, il periodo d’oro dell’Italia, in cui la penisola veniva risparmiata dal terrorismo internazionale? E soprattutto, ci aspettiamo che le seconde generazioni di immigranti rappresentino un pericolo per la sicurezza del Paese? Che alcuni di loro sposino lo jihadismo e sviluppino una strategia terroristica così come è avvenuto in Francia? «L’elefante nella stanza» è questo e rischia di calpestare sensibilità diverse. Ma tali interrogativi, che riguardano la sicurezza dello Stato e ci riguardano come cittadini, vanno affrontati. Dati alla mano.
Il volto nascosto del terrorismo
I dati ci dicono che le maggiori minacce arrivano da anarchici e neofascisti più che jihadisti











