Il militare accusato di aver alterato le cimici nell'auto di Sempio e fotocopiato gli atti segreti. La Corte d'Appello gli infligge 4 anni e mezzo per corruzione e stalking

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L’inchiesta sul Sistema Pavia convince i giudici. E quel grumo di potere tra carabinieri, imprenditori e avvocati, che ora si lega indissolubilmente alla presunta corruzione intervenuta per “salvare” Andrea Sempio dalle prime indagini sul delitto di Garlasco, trova ulteriore conferma nella condanna a 4 anni e mezzo per corruzione e stalking inflitta ieri dalla Corte d’Appello a Antonio Scoppetta, l’ex carabiniere Forestale di Pavia in servizio al Nucleo di Polizia Giudiziaria della Procura proprio negli anni finiti sotto la lente del procuratore capo Fabio Napoleone, il quale, al suo arrivo alla guida del palazzo di giustizia, si sarebbe imbattuto in una serie di presunte irregolarità nella gestione dei fascicoli, accendendo i riflettori su tutte le inchieste coordinate dagli inquirenti pavesi tra il 2015 e il 2022, tra cui anche il procedimento per l’omicidio di Chiara Poggi, finito con l’archiviazione lampo di Sempio soli tre mesi dopo l’apertura di quello che è risultato essere un fascicolo vuoto.La condanna a Scoppetta, attualmente ai domiciliari, è relativa a fatti di corruzione e stalking, perché in cambio di informazioni riservate su procedimenti penali avrebbe ricevuto utilità e denaro. Informazioni che avrebbe poi consegnato, sebbene non ci fosse alcun legame di servizio, all’ex comandante del Nucleo Informativo dei Carabinieri di Pavia, Maurizio Pappalardo, anch’egli già condannato in primo grado a 5 anni e otto mesi per le medesime condotte. Sia Scoppetta che Pappalardo, però, sono entrati negli approfondimenti del filone bresciano sulla corruzione in atti giudiziari. L’ex carabiniere forestale, infatti, installò le cimici nell’abitacolo dell’auto di Sempio l’8 febbraio 2017, insieme a un tecnico della ditta che deteneva il monopolio delle intercettazioni. Intercettazioni che poi furono bollate come “incomprensibili”, “non udibili” o “non attinenti” nei passaggi chiave in cui l’indagato per il delitto parlava di Chiara, del passaggio di carte con gli elementi secretati dell’indagine che non avrebbe dovuto conoscere e della strategia per ritirare contanti sotto soglia “per pagare quei signori lì”. Non solo. Scoppetta è anche colui il quale, alla vigilia di Natale 2016, contattò Pappalardo, che a quel punto si precipitò in Procura e fotografò illecitamente dalla scrivania del procuratore aggiunto alcune pagine del fascicolo aperto il giorno prima a seguito dell’esposto di Alberto Stasi, che con la consulenza genetica di Pasquale Linarello puntava a Sempio per la compatibilità del cromosoma Y di Andrea con il Dna trovato sotto le unghie di Chiara.