Pubblicato il: 04/06/2026 – 19:07

La recente decisione della Corte europea dei diritti umani, resa dalla Prima Sezione a Strasburgo il 21 maggio 2026 nel caso Pelle c. Italia (ricorso n. 23710/24), ha riportato al centro una figura che per quasi vent’anni ha incarnato una delle stagioni più sanguinose della ’ndrangheta calabrese: Francesco Pelle, detto “Ciccio Pakistan”, storico esponente della cosca Pelle-Vottari di San Luca, oggi detenuto dopo una lunga latitanza internazionale e una condanna definitiva all’ergastolo.La decisione della Corte riguarda le condizioni di detenzione del boss, rimasto paraplegico dopo un agguato mafioso nel 2006 e costretto da allora sulla sedia a rotelle. Secondo i giudici di Strasburgo, lo Stato italiano non avrebbe garantito cure fisioterapiche adeguate durante la detenzione, configurando così una violazione dell’articolo 3 della Convenzione europea dei diritti umani, che vieta i trattamenti inumani e degradanti. Ma dietro il pronunciamento europeo si riapre soprattutto la storia criminale di uno dei nomi simbolo della faida di San Luca.

Dalla famiglia Pelle alla guerra di San Luca

Francesco Pelle nasce nel 1977 in una delle famiglie più potenti della Locride. Figura storica della ’ndrangheta reggina, cresce all’interno dell’asse mafioso dei Pelle-Vottari, protagonista della contrapposizione con il clan Nirta-Strangio. Il soprannome “Pakistan”, diventato negli anni uno dei più noti nelle cronache antimafia, deriverebbe da un periodo trascorso all’estero in gioventù. Già nei primi anni Duemila il suo nome compare nelle informative investigative come elemento emergente della nuova generazione della cosca.La guerra tra i due schieramenti, iniziata nei primi anni Novanta e mai realmente sopita, torna a esplodere nel 2006. Il 31 luglio di quell’anno, giorno della nascita di suo figlio, Pelle viene raggiunto da colpi d’arma da fuoco ad Africo. Nell’agguato resta gravemente ferito. Sopravvive, ma le lesioni alla colonna vertebrale lo rendono paraplegico: da quel momento vivrà su una sedia a rotelle. Per gli investigatori quell’attentato segna il punto di non ritorno della nuova escalation mafiosa nella Locride.