E’ rimasto nel centro clinico del carcere di Marassi fino all’interrogatorio di ieri, mercoledì, nel tribunale di Imperia. Poi Emanuel Iannuzzi, arrestato per maltrattamenti aggravati dalla morte di Beatrice Aiello, appena due anni, è stato portato direttamente nel carcere di Ivrea.

Una misura programmata fin dal suo arresto, sabato scorso nella sua casa di Perinaldo, perché a Genova non esiste una sezione adeguata a un detenuto come lui, considerato ad alto rischio. E in effetti, una volta varcata la soglia di Marassi, Iannuzzi avrebbe ricevuto insulti dagli altri detenuti.

Così il 42enne fra sabato e mercoledì è rimasto nel centro clinico, in isolamento. Non è mai entrato in contatto con altri carcerati, eccezion fatta per l’arrivo a Marassi, e non ha mai fatto l’ora d’aria.

Mercoledì, a Imperia, di fronte al gip si è avvalso della facoltà di non rispondere: «Ma siamo stati noi a consigliargli di non parlare, perché non abbiamo ancora letto né visto gli atti (che sono stati effettivamente depositati soltanto dopo l’interrogatorio, ndr)», ha detto l’avvocata Maria Gioffré, che difende l’uomo insieme al collega Cristian Urbini.

La mamma di Beatrice, Emanuela Aiello, accusata di aver commesso gli identici reati, resta invece nel carcere di Torino, dove era stata portata il 9 febbraio scorso, il giorno in cui aveva chiamato il 118 dicendo che la figlia stava male. Per la Procura, però, la bambina era già morta da diverse ore.