Quando aveva 25 anni la fumettista Marjane Satrapi, morta giovedì a 56 anni, lasciò l’Iran per trasferirsi in Francia. Nonostante la giovane età aveva già accumulato moltissime esperienze: aveva visto da vicino gli sviluppi della rivoluzione khomeinista, vissuto per qualche anno in Austria, preso una laurea in arte all’Università di Teheran e concluso un matrimonio poco felice con il marito Reza, un veterano della guerra contro l’Iraq. Eppure non aveva ancora mai letto un fumetto per intero.
Ai tempi il suo interesse per questo mezzo espressivo era molto scarso. Quando era una bambina i suoi genitori, che avevano ideali cosmopoliti e si tenevano molto aggiornati sui consumi culturali che andavano per la maggiore in Europa, le avevano regalato alcuni numeri di Tintin, il noto fumetto di Hergé che racconta le avventure di un giovane e intrepido reporter.
Ma Satrapi li aveva trovati «estremamente noiosi», dato che ciò che raccontavano era molto distante dalla realtà che vedeva ogni giorno. Le alternative erano pochissime, anche perché in Iran non si era mai sviluppata una vera e propria cultura del genere: le strisce a fumetti esistevano, ma spesso venivano usate per scopi promozionali e di propaganda o per raccontare brevi storielle umoristiche.











