Secondo un quotidiano tedesco, il decreto Piantedosi aumenterebbe il numero dei decessi in mare: ecco i numeri
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Il decreto Piantedosi è stato introdotto nel nostro Paese a gennaio 2023, regolamentando gli interventi delle Ong dei migranti in mare all’interno delle acque territoriali italiane. Un provvedimento che si inserisce nel controllo dei confini obbligatorio da parte del governo e che si applica, ovviamente, solo quando le navi Ong entrano nello spazio italiano e quando chiedono un porto al nostro Paese. In alternativa, possono operare secondo quelle che ritengono essere le norme a cui sottostare, rivolgendosi ad altri Paese per ottenere un porto perché, anche se non viene sottolineato così spesso, nel Mediterraneo centrale c’è solo l’Italia a cui chiedere un Pos: Malta è un Paese europeo ma c’è anche la Tunisia, che è un Paese sicuro e poi, risalendo il Mar Adriatico, ci sono numerosi altri Paesi sicuri che si incontrano prima di arrivare in uno dei porti spesso indicati dalle autorità italiane. E, volendo, c’è anche la Corsica che si incontra mentre si risale il Mediterraneo per raggiungere uno dei porti dell’Italia nord-occidentale. Eppure, il nostro Paese sembra essere l’unico obbligato ad aprire i suoi porti. Questo sembra essere l’orientamento delle Ong, che pretendono lo sbarco in Italia, ma anche di certa stampa tedesca. E non è un caso, visto che la maggior parte delle Ong che mettono in mare le proprie navi battono bandiera tedesca. L’ultimo in ordine di tempo a proporre questa linea è il sito Neues Deutschland, versione web del quotidiano omonimo fondato nel 1946, che per oltre quarant'anni è stato l'organo di stampa ufficiale del comitato centrale della SED (il Partito di Unità Socialista della Germania), ossia il partito unico che governava la Germania Est (DDR). Oggi il quotidiano si è staccato dal partito ma ha mantenuto una linea di sinistra. Ha pubblicato un articolo dal titolo “Italiens Krieg gegen die Seenotrettung sorgt für noch mehr Tote”, che tradotto suona come “La guerra dell'Italia contro il soccorso in mare causa ancora più morti”. Una tesi difficile da sostenere per il quotidiano se si guardassero i numeri.






