Occorre riavvolgere il nastro per comprendere bene quanto sia stato difficile giungere a San Marino, all’ultimo miglio – forse – del lungo percorso per l’approvazione della legge di iniziativa popolare promossa dall’Associazione Emma Rossi. Il dibattito sul fine vita potrebbe trovare una soluzione e un accordo di maggioranza per concretizzare questo problema molto dibattuto anche nella Repubblica del Titano.Il progetto di legge porta il titolo “Disposizioni anticipate di trattamento sanitario e processo decisionale nella cura delle malattie invalidanti e della persona malata in fine di vita” e punta a disciplinare l’autodeterminazione rispetto ai trattamenti sanitari, a promuovere le cure palliative come parte integrante del diritto alla salute, a diffondere il testamento biologico nel processo decisionale e nella relazione di cura. Sulla stessa traccia si sera mosso nel 2025 il Movimento Rete depositando il progetto di legge “ Testamento biologico e dignità del fine vita”, che proponeva di colmare un vuoto normativo su un tema tanto delicato e complesso.Su questo percorso si è inserito il lavoro della maggioranza di governo a guida Democrazia Cristiana unitamente ai gruppi Libera, Psd, Ar e, in solitaria, della consigliera indipendente Giovanna Cecchetti, che ha integrato il testo stabilendo un divieto sostanziale rispetto a qualunque interpretazione estensiva che possa aprire San Marino a eutanasia e suicidio assistito. Si riuscirà a portare fino in fondo questo intento?Dall’opposizione, Repubblica Futura ha depositato propri emendamenti per un quadro normativo chiaro, il rispetto della volontà del paziente, la responsabilità condivisa tra cittadini, medici e istituzioni. Si insiste poi sulla centralità delle cure palliative, sulla realizzazione di un hospice come spazio di cura attiva, sollievo e accompagnamento della persona malata e dei familiari.La sfida politica ora è tenere insieme autodeterminazione e tutela della vita, libertà del paziente e dovere di cura, rifiuto dell’accanimento terapeutico e divieto di abbandono, evitando che il tema del fine vita venga assorbito dalla logica dell’eutanasia. La maggioranza ha affermato di voler arrivare a una legge «giusta, prudente e umana», che non imponga, non semplifichi e non lasci soli. È probabilmente in questa formula che si gioca il senso dell’intero confronto: riconoscere la sofferenza e la complessità del morire senza trasformare la fragilità in una domanda di morte, ma ascoltandone la richiesta più esigente di cura, presenza e accompagnamento.Il punto politico più rilevante è il rafforzamento del perimetro della norma. Una delimitazione chiara che intende tradurre in una formula legislativa un confine più volte dichiarato da tutti: la legge non deve diventare una via d’accesso a pratiche eutanasiche o al suicidio assistito.Nel dibattito è anche intervenuta la diocesi di San Marino-Montefeltro con la sua Commissione sul fine vita auspicando – come riferisce l’agenzia Sir – che possa «generare frutti positivi per l’intera comunità». Per questo ha presentato alcuni «contributi» e «suggerimenti» affinché la legge che «ci si appresta ad approvare sia pienamente rispettosa della vita e della dignità intrinseca di ogni persona». La Commissione diocesana auspica che quanti hanno «a cuore le sorti della Repubblica di San Marino e il perseguimento del bene comune sappiano esprimere un orientamento unitario in ordine alla legge e agli emendamenti necessari».Da qui l’invito a tutti coloro che «sono chiamati a responsabilità politiche» alla «ricerca dell’unità, tanto auspicata, in una direzione condivisa che salvaguardi la vita e non apra la strada a posizioni eutanasiche o suicidarie». La Commissione evidenzia che la Repubblica di San Marino è «guardata come segno e fiaccola di libertà e di accoglienza; proprio per questo, nella responsabilità comune, siamo chiamati a ritrovarci uniti, e sappiamo che l’unità nel difendere la vita e la sua permanente dignità costituisce un punto di speranza in questo drammatico tempo in cui viviamo e risponde alle esigenze di rinnovamento sollecitate dalla nostra epoca».Il dibattito entra ora nella sua fase decisiva con un punto politico e giuridico che la maggioranza intende rendere più esplicito: una legge sulle disposizioni anticipate di trattamento, sul consenso informato e sull’accompagnamento della persona malata non deve aprire, neppure indirettamente, alla legalizzazione dell’eutanasia o del suicidio assistito.Iscriviti alla newsletter settimanale gratuita di “è vita”: basta cliccare qui.