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L’arma più desiderata dagli stati nel Golfo Persico in questo momento è un coso di plastica stampata grande come un ananas e con quattro eliche sotto, posato sull’erba nella regione di Kiev in Ucraina. Due militari ucraini procedono a una dimostrazione seduti davanti a uno schermo dentro a un furgone.
Il coso di plastica sembrerebbe tutto fuorché aerodinamico e invece parte a razzo, sparisce in alto nel cielo, torna verso terra, fa un paio di sprint da 400 metri ad alta velocità sopra il furgone in un senso e nell’altro e infine si libra a mezz’aria, quasi fermo, in modo che sia possibile scattare le fotografie che vedete in questo articolo. Poi fa un paio di ripartenze in verticale, e quando fa così le quattro eliche ronzano con più rabbia, e infine si posa a terra. Si chiama Sting, pungiglione, ed è prodotto da un gruppo ucraino che si chiama Wild Hornets, cioè “calabroni selvaggi”.
(Daniele Raineri/il Post)
Gli Sting stanno risolvendo un problema enorme per l’Ucraina e per la sua popolazione. All’inizio della guerra i russi si resero conto che non potevano usare soltanto i missili per bombardare le città ucraine, perché sarebbe stato troppo costoso e perché riescono a produrre pochi missili al mese. Così acquistarono un gran numero di droni Shahed dall’Iran e poi costruirono fabbriche in Russia per produrre su licenza migliaia di droni identici.









