«L'intervista di De Luca ripresa dal Foglio sul sionismo e su Gaza ha turbato noi come molti, ci ha spiazzato e messo in imbarazzo. Questo si può dire? A chi fa notare che le posizioni sioniste di De Luca erano note, vorrei far osservare che ribadirle o articolarle in quel modo dopo Gaza non è esattamente la stessa cosa». Sul caso di Erri De Luca, lo scrittore escluso dalla prolusione che avrebbe dovuto aprire il Festival di Salerno Letteratura dopo le sue dichiarazioni su Israele, sionismo e genocidio in Palestina, prova a far chiarezza con un lungo post sui social Paolo Di Paolo, che con Gennaro Carillo cura la direzione artistica del festival. Pur dicendosi dispiaciuto per l'assenza di De Luca, Di Paolo ribadisce che «non era facile fare finta di nulla».
«Provo a fare un po' di chiarezza - esordisce - sapendo che non servirà, perché siamo nel tempo delle fauci spalancate e con questo bisogna fare i conti, ora per ora. La polemica del giorno, arroventata, riguarda Erri De Luca e un festival culturale, Salerno Letteratura. Me ne occupo con Gennaro Carillo da diversi anni. Ogni edizione è aperta da una prolusione (discorso inaugurale, lezione introduttiva). Negli anni è stata affidata fra gli altri a Raffaele La Capria, a Eva Cantarella, a Domenico Starnone, a Melania Mazzucco. Quest'anno avevamo coinvolto Erri De Luca. Dunque non un incontro fra duecento incontri, ma il momento più solenne, quello che apre e “timbra” l'edizione. Siamo tutti lì, fra palco e platea: organizzatori, volontari, istituzioni, sponsor, sostenitori. Avevo cominciato qualche settimana fa a imbastire l'intervento di De Luca in dialogo con lui, saremmo partiti dal verso di Alfonso Gatto (1909-1976), poeta salernitano: «Il cuore desto avrà parole».Agerola, Erri De Luca svela una targa con il suo pensiero sul Sentiero degli DeiLa sua intervista al Foglio ci ha spiazzato e messo in imbarazzo. Ma il punto è un altro. Ci siamo confrontati nel gruppo di persone che lavorano al festival, con senso di responsabilità, con dubbi e incertezze, e abbiamo pensato che lasciare l'intervento di De Luca in quella posizione di apertura avrebbe creato imbarazzo a molti, che - laddove la questione Gaza non fosse stata sfiorata, come da premesse - questo avrebbe reso surreale l'incontro; e che più in generale non era facile fare finta di nulla. Nemmeno volevamo nascondere di essere in disaccordo con la negazione di un genocidio. È sbagliato? Si può discutere».«Una direzione artistica - prosegue Di Paolo nella sua ricostruzione - fa delle scelte, deve fare delle scelte. Scegliere implica una responsabilità; scegliere può voler dire anche sbagliare. Abbiamo sbagliato? Me lo domando di nuovo. Possibile. Abbiamo chiesto allo scrittore di rinunciare al quadro della prolusione e di intervenire in altra collocazione, tra i duecento incontri che rappresentano e hanno sempre rappresentato ogni posizione e visione del mondo. Forse anche supponendo - ingenuamente? erroneamente? può darsi - di “proteggere” l'incontro con De Luca da un orizzonte d'attesa che ne avrebbe spostato brutalmente l'asse tematico. Lo scrittore ha legittimamente declinato, indicando - altrettanto legittimamente - motivi personali. I titoli dei giornali parlano di esclusione, di censura. Conosco il mondo dell'informazione abbastanza da non essere stupito. Anzi, capisco. Capisco reazioni e controreazioni».«Mi dispiace l'assenza di De Luca - osserva Di Paolo - e mi dispiace che qualcuno non verrà per questo motivo. Mi sarebbe dispiaciuto altrettanto raccogliere defezioni a seguito della conferma della prolusione di De Luca. Le cose sono andate così, e bisogna accettare anche la sproporzione di tutto ciò rispetto a questioni ben più importanti. Aggiungo solo che veder linciare pubblicamente De Luca o invitare al rogo dei suoi libri mi ha depresso e deluso. E tanto più mi deprime che la presunta - presunta - esclusione sia assimilata a questo, anche da persone amiche. Non sono d'accordo nemmeno con l'esclusione degli artisti russi (di regime o no che siano) dalla Biennale, figuriamoci se posso sostenere le ragioni di qualunque censura. Ma credo che qualche volta facciamo tutti meno fatica a fingere di non capire. Detto ciò - conclude - ribadisco, accetto che ci si contesti l'errore di valutazione, o l'errore in assoluto».










