L’impennata termica e le anomalie climatiche stanno ridisegnando la mappa della sicurezza sanitaria in Italia, trasformando le infezioni trasmesse dalle zanzare da episodi sporadici a minaccia strutturale. Il verdetto degli scienziati, riuniti a Verona in occasione del congresso scientifico promosso dall’Irccs Sacro Cuore Don Calabria di Negrar con il Ministero della Salute e l’Istituto Superiore di Sanità, individua una correlazione matematica ed epidemiologica precisa: nella fascia climatica compresa tra i 23 e i 32 gradi, ogni singolo aumento di un grado porta con sé un incremento medio superiore al 20% del rischio di contrarre un’arbovirosi. Un’evidenza che impone di considerare i mutamenti ambientali come un fattore di rischio primario per la salute pubblica.
I dati epidemiologici e l’adattamento dei vettori
Il monitoraggio nazionale registra dall’inizio dell’anno 133 casi di Dengue e 13 di Chikungunya. Sebbene si tratti finora di contagi contratti all’estero da viaggiatori, la preoccupazione dei tecnici si concentra sulla possibilità imminente di una stabilizzazione di focolai autoctoni, favorita dall’alterazione dei cicli biologici degli insetti. Sotto la lente della comunità scientifica vi è soprattutto la zanzara tigre e la sua capacità di colonizzare stabilmente nuove aree geografiche.









