C'è un'industria da oltre un miliardo di dollari l'anno che nessuno conosce, e che lascia tracce nel suolo di mezzo mondo. Si chiama seed coating — rivestimento dei semi — e da decenni le grandi aziende sementiere avvolgono i loro semi in strati di polimeri sintetici per proteggerli da funghi e parassiti nelle prime fasi di crescita. Il problema è che quei polimeri sono quasi sempre derivati dal petrolio. E quando il seme germoglia, il rivestimento resta lì, nel terreno, a lungo.
Un gruppo di ricercatori della Nazarbayev University di Astana, in Kazakistan, ha provato a fare la stessa cosa con materiali completamente diversi. Il risultato, pubblicato su Scientific Reports, è un rivestimento biodegradabile che non solo protegge il seme, ma lo aiuta attivamente a sopravvivere nei terreni più asciutti — e poi si dissolve senza lasciare nulla.
Come funziona la "maglietta" del seme
Gli ingredienti sono quasi domestici. Amido di mais (lo stesso della maizena) e carbossimetilcellulosa, un derivato della cellulosa vegetale presente anche in molti gelati industriali come addensante. I due polimeri vengono tenuti insieme da una piccola quantità di glutaraldeide, un agente reticolante che forma una rete tridimensionale: quello che in chimica si chiama idrogel.












