il ritratto
di Eleonora Chioda
Intorno alla parola “ricostruire” ha organizzato la sua vita. A Londra, in uno dei principali centri europei di microchirurgia ricostruttiva, c’è una chirurga italiana che restituisce un seno naturale alle donne dopo un tumore, senza utilizzare una protesi. Passa le giornate in sala operatoria davanti a un microscopio. Collega arterie e vasi sanguigni, sposta tessuti da una parte all'altra del corpo. Interventi che richiedono ore, tecniche all’avanguardie e complesse e una precisione estrema. Eppure, quando racconta il suo lavoro, lei parla soprattutto di meraviglia. Tiziana Roggio, 38 anni, lavora al St George's University Hospital. Ogni giorno, prova a restituire alle donne qualcosa che credevano perduto. «La chirurgia plastica è l'arte di restituire ciò che la natura ha dato e che il destino ha tolto». Lo scriveva nel Cinquecento il medico bolognese Gaspare Tagliacozzi. «Quella frase risuona dentro di me».
La tecnica che ricostruisce con i propri tessutiRoggio coordina anche l'insegnamento e l'addestramento dei giovani chirurghi plastici. La ricostruzione mammaria microchirurgica è considerata una delle procedure più sofisticate della chirurgia moderna. «Tecnicamente si chiama DIEP flap (Deep Inferior Epigastric Perforatored ) è oggi “gold standard”, ossia la tecnica di riferimento per la ricostruzione autologa. Utilizza pelle e grasso dell’addome della paziente per ricreare il seno, preservando però i muscoli addominali grazie a sofisticate tecniche microchirurgiche che collegano i vasi sanguigni usando un microscopio. Non prevede quindi l’impianto di corpi estranei e offre un risultato più naturale e duraturo nel tempo. Inoltre, tollera meglio eventuali trattamenti radioterapici. Tra gli svantaggi c’è però la maggiore complessità dell’intervento, i tempi operatori più lunghi e un piccolo rischio di complicanze vascolari che possono richiedere un reintervento urgente» spiega la chirurga.






