Mercoled� Xcimer Energy ha acceso Phoenix, il sistema laser che l'azienda di Denver definisce il pi� grande mai posseduto da un privato. � il primo traguardo ingegneristico della societ� da quando esiste: un prototipo concepito per dimostrare che la fusione a confinamento inerziale pu� diventare un sistema industriale replicabile uscendo dal confine dell'"esperimento da laboratorio". L'impianto, ospitato in una struttura di 74.000 piedi quadrati (circa 6.900 metri quadrati) a Denver, poggia su un'architettura che la stessa Xcimer chiama "non convenzionale": un laser a fluoruro di kripton (KrF) abbinato a una tecnica di scattering Brillouin stimolato (SBS) per comprimere un impulso lungo un microsecondo nei tempi dell'ordine del nanosecondo che la fusione richiede. Il cuore ottico SBS � lungo 38 metri e la sorgente lavora a energie d'impulso superiori a 1 kilojoule: secondo l'azienda, la pi� alta energia e la maggiore estensione spaziale mai raggiunte da un dispositivo di questo tipo. Perch� non un altro NIF Il riferimento dichiarato � il National Ignition Facility (NIF), l'impianto del Lawrence Livermore National Laboratory che nel dicembre 2022 ha dimostrato per la prima volta un guadagno netto di energia da una reazione di fusione, e che nel 2025 ha prodotto 8,6 megajoule di energia di fusione a fronte di 2 megajoule di luce laser in ingresso, come abbiamo gi� raccontato. Il NIF usa 192 fasci laser allo stato solido focalizzati su un bersaglio grande quanto una gomma da matita. Xcimer parte da una premessa precisa: lo scopo per cui � nato il NIF � quello di strumento scientifico. La sua tecnologia a vetro, sostiene la societ�, resta troppo costosa, complessa e onerosa da mantenere per generare elettricit� su scala di rete. Da qui la scelta del fluoruro di kripton e di un'architettura a due sole linee di fascio, contro le 192 del NIF, pensata per maggiore efficienza, minore stress termico e compatibilit� con la produzione industriale. Il guadagno dimostrato a Livermore � un pareggio scientifico, misurato tra energia depositata sul bersaglio ed energia liberata: non tiene conto delle centinaia di megajoule che servono ad alimentare l'intero apparato laser. La tesi del cofondatore e presidente Alexander Valys � che "la fusione laser commerciale diventa possibile solo se il sistema laser stesso diventa drasticamente pi� semplice, economico e producibile". La partita quindi si gioca nel campo economico, sul costo del laser. La tabella di marcia Phoenix � il primo gradino. Il piano di Xcimer prevede Anvil (2028), un amplificatore a scala commerciale capace di consegnare 200 kilojoule sul bersaglio; Vulcan (inizio anni Trenta), un sistema da 4-12 megajoule pensato per raggiungere il pareggio energetico alla presa e per applicazioni di sicurezza nazionale, con la scelta del sito attesa entro quest'anno; infine Athena (met� anni Trenta), la prima centrale a fusione laser destinata alla generazione continua di elettricit� per la rete. L'azienda, sostenuta da investitori privati e da fondi del Dipartimento dell'Energia statunitense, partecipa al programma federale Milestone-Based Fusion Development. Il cofondatore e CEO Conner Galloway ha inquadrato Phoenix anche come operazione industriale prima ancora che tecnologica: ricostruire una competenza sui laser a eccimeri ad alta energia che gli Stati Uniti, dice, avevano "in gran parte abbandonato dopo la Guerra Fredda", recuperando catene di fornitura specializzate e gli ultimi ingegneri con esperienza diretta su questi sistemi. La distanza tra ci� che Phoenix � oggi e ci� che servir� domani � enorme: poco pi� di 1 kilojoule contro i milioni di joule di una centrale. Xcimer afferma di aver costruito il primo pezzo dell'architettura con cui intende colmarla. Il prossimo passo sar� la scelta del sito di Vulcan, attesa entro la fine dell'anno.