Roma, 26 mag. (askanews) – Un team di ricerca che comprende ENEA ha testato con successo due tecnologie laser avanzate presso il Joint European Torus (JET), uno dei più grandi reattori sperimentali a fusione nucleare. L’obiettivo, si legge in una nota, è stato di monitorare a distanza e in tempo reale i materiali esposti al plasma e quantificare in situ il combustibile (deuterio e trizio), garantendo sicurezza ed efficienza dei futuri impianti.

Finanziate dal consorzio EUROfusion, le campagne sperimentali hanno permesso sia di tracciare i depositi di deuterio e trizio che di determinare la composizione chimica delle superfici interne del reattore, senza la necessità di lunghe e complesse operazioni di rimozione dei componenti della camera da vuoto.

Si tratta delle tecniche LIBS e LID-QMS: la prima, oltre a monitorare i componenti esposti al plasma, consente di ottenere informazioni sulla composizione chimica del componente in profondità, di verificare l’eventuale erosione del suo strato superficiale e la rideposizione di materiali erosi provenienti da altri componenti interni della camera da vuoto; la spettrometria di massa LID-QMS, invece, è in grado di quantificare deuterio, trizio, ma anche l’elio prodotto dalla reazione di fusione e ‘intrappolato’ nel componente in studio.