La fusione nucleare europea sta per spostarsi dai laboratori al mondo reale, con due siti individuati nella regione tedesca della Baviera: Garching e Gundremmingen. È in questa regione che Proxima Fusion prevede di costruire lo stellarator dimostrativo Alpha e, poco dopo, la prima centrale commerciale a fusione del continente, Stellaris. Dietro a questo disegno c’è un’intesa tra l’azienda, l’Istituto Max Planck per la fisica dei plasmi (Ipp), il land della Baviera e il gruppo energetico Rwe. In parallelo, oltre 30 aziende europee e internazionali si sono unite nella Alpha Alliance per fornire la filiera industriale necessaria.È la prima volta in Europa che ricerca pubblica, governo regionale e industria privata si accordano formalmente su un percorso verso una centrale commerciale a fusione. L’obiettivo di questa inedita convergenza è trasformare decenni di scoperte scientifiche in un progetto concreto e operativo. Wired Italia ha parlato con alcuni dei protagonisti per capire a che punto siamo in di questo lungo percorso.Un’intesa, due promesseLa fusione nucleare è il processo con cui il sole produce energia: due atomi leggeri si uniscono formando un atomo più pesante e rilasciando una grande quantità di energia. Replicarlo sulla Terra significherebbe avere una fonte di energia quasi illimitata e senza scorie radioattive a lunga vita. Il Memorandum of Understanding (MoU) definisce le tappe principali di un percorso possibile, collegandole in un progetto coordinato.Garching ospiterà lo stellarator, cioè un tipo di reattore a fusione che usa potenti magneti dalla forma molto complessa per tenere intrappolato il plasma, un gas portato a temperature così alte – decine di volte più calde del centro del Sole – da diventare una nuvola di particelle cariche in cui può avvenire la fusione. È un approccio diverso dal tokamak, la configurazione più diffusa e presente in progetti come Iter e che usa correnti elettriche per fare lo stesso lavoro.Alpha servirà a testare tecnologie chiave e verificare per la prima volta se lo stellarator riesca a produrre più energia di quanta ne serva per far funzionare il reattore stesso – un traguardo chiamato guadagno energetico netto, mai raggiunto da uno stellarator e vera scommessa del progetto. Questo passaggio intermedio riduce rischi tecnici ed economici prima di affrontare la costruzione della centrale commerciale. La vicinanza dell’Ipp permette di integrare strettamente ricerca e sviluppo, accelerando i cicli di test e lo scambio tra team scientifici e ingegneristici.Come spiega Francesco Sciortino, co-fondatore di Proxima Fusion, “Alpha è progettato come lo stellarator più avanzato mai costruito. Il suo obiettivo è dimostrare che gli stellarator possono raggiungere un guadagno netto di energia e ridurre il rischio sulle tecnologie necessarie per centrali commerciali come Stellaris”.Il progetto si basa sui risultati del Wendelstein 7-X e integra magneti superconduttori ad alta temperatura (cioè magneti raffreddati a temperature vicine allo zero assoluto (circa –270°C) che generano campi magnetici enormi consumando pochissima energia), e metodi di progettazione computazionale avanzata, con l’obiettivo di accorciare i cicli di apprendimento tra design, produzione ed esercizio.Stellaris, previsto a Gundremmingen, rappresenta il passo successivo: la prima centrale commerciale a fusione del continente. Il sito sfrutta infrastrutture esistenti, dalla rete elettrica ai sistemi di raffreddamento, riducendo tempi di autorizzazione e alcuni costi rispetto a un impianto costruito da zero.Sul piano operativo, l’Ipp guiderà la fisica dei plasmi e la direzione scientifica, Proxima Fusion si occuperà di ingegneria e costruzione, mentre Rwe contribuirà con la propria esperienza nella gestione di centrali e nei processi autorizzativi.Il modello finanziario combina capitali privati e fondi pubblici, con Proxima che coprirà circa il 20% tramite investitori internazionali. Mentre la Baviera e Rwe si sono impegnate a cofinanziamento il progetto. L’accordo è in linea con l’Agenda High-Tech Germania e il Piano nazionale per la fusione, con l’obiettivo di creare un quadro chiaro per investimenti pubblici e privati e facilitare l’accesso a fondi federali.Alpha Alliance, un'alleanza di oltre 30 aziende per la fusioneLa realizzazione di uno stellarator richiede una filiera industriale in grado di produrre componenti non ancora disponibili su scala seriale e di integrare sistemi ad alta complessità entro tempi e costi compatibili con un progetto commerciale. In parallelo alla firma del MoU è quindi nata l’Alpha Alliance.Come osserva ancora Sciortino, “Alpha non è un progetto scientifico: è la piattaforma di lancio per la catena del valore industriale europea della fusione”. La maggior parte degli investimenti confluirà direttamente nell’industria, dalla manifattura avanzata ai magneti superconduttori, fino alla criogenia e a sistemi elettronici adeguati per gestire e convertire grandi quantità.Il consorzio riunisce aziende con competenze distribuite lungo l’intera catena produttiva: materiali, magneti superconduttori, elettronica di potenza, criogenia, manifattura pesante e infrastrutture di centrale. Tra i membri figurano Siemens Energy, Framatome, Thales e Air Liquide, oltre a specialisti come Theva, Pfeiffer Vacuum, ProBeam e Ampegon, costruttori come Bilfinger e Kraftanlagen, partner internazionali come Faraday Factory Japan e Fujikura, e TÜV Rheinland per i processi di certificazione e qualifica. Tra le aziende italiane partecipano Eni e Walter Tosto.Takeaway per la fusione nucleare europeaAlpha e Stellaris mostrano un possibile modo per combinare fin dall’inizio ricerca scientifica, ingegneria industriale e costruzione di filiere complesse. In questo modello, il dimostratore non è solo un banco di prova per la fisica dei plasmi, ma anche uno strumento per sviluppare competenze produttive e integrare fornitori lungo la catena del valore.La scelta di Gundremmingen come sito della centrale commerciale, su un terreno già destinato a uso energetico, suggerisce che la produzione di energia da fusione potrebbe includere anche la riconversione di infrastrutture esistenti, con possibili vantaggi sui tempi di autorizzazione e connessione alla rete. Allo stesso tempo, la roadmap articolata da Proxima Fusion rappresenta un possibile esempio di come progetti deep-tech possano essere strutturati per ridurre rischi tecnici ed economici. La combinazione di investimenti pubblici e privati e la presenza di un’alleanza industriale ampia creano un quadro che potrebbe fare da riferimento per altre iniziative europee ad alta intensità tecnologica. Tutto ciò è ancora una scommessa aperta, ma da questo modello sarà possibile trarre indicazioni utili sull’industrializzazione di tecnologie deep-tech, indipendentemente dal suo esito.
Queste sono le prossime tappe europee per trasformare la fusione nucleare in realtà
Proxima Fusion annuncia un nuovo progetto in Baviera per (provare a) integrare ricerca, permitting e industria fin dalla prime fasi e collabora con oltre 30 aziende per un obiettivo comune








