Un casco blu di nazionalità serba è morto questa mattina a seguito delle gravi ferite riportate a causa di alcune esplosioni di colpi di mortai sulla sua postazione vicino a Marjayoun, nel Libano sud-orientale. «Altri due peacekeeper, anch’essi rimasti feriti, sono attualmente in cura presso una struttura medica all’interno della base». Lo fa sapere l’Unifil, la missione Onu nel Libano devastato dal conflitto tra Israele e Hezbollah, che stando alle dichiarazioni ufficiali, dovrebbe essere governato da un cessate il fuoco. Invece si continua a sparare.
Il militare serbo è stato ucciso a circa 70 chilometri a nord-est della base di Shama che ospita il contingente italiano di Unifil guidato dalla Brigata Sassari. La base colpita si trova nel settore Est della missione Onu.
Subito dopo l’incidente, avvenuto nella tarda serata di ieri», fanno sapere dall’Unifil, «il peacekeeper in condizioni critiche è stato trasportato in elicottero in un ospedale di Beirut, dove è successivamente deceduto a causa delle ferite riportate. Esprimiamo le nostre più sentite condoglianze alla famiglia, agli amici e ai colleghi del peacekeeper che ha perso la vita al servizio della pace».
L’Unifil ha avviato un’indagine per accertare le esatte circostanze che hanno portato «a questo tragico incidente». Nel frattempo i responsabili della missione hanno «rilevato un numero sempre più elevato di traiettorie e impatti nel Libano meridionale. Le violenze devono cessare. Invitiamo inoltre le autorità nazionali competenti a indagare sull’accaduto, assicurare i responsabili alla giustizia e garantire la piena responsabilità penale per quanto avvenuto».











