Unə scrittorə operaiə nel nostro Paese è figura rara. E non per mancanza di voglia o desiderio, ma perché la letteratura è storicamente elitaria. Di proprietà nobiliare prima e alto borghese poi. Sono gemme preziose le penne che nascono dal basso, riuscendo a farsi valere nel mondo dei salotti letterari, scalando le classifiche di vendita, e riuscendo a pubblicare con case editrici importanti nel settore.
Chi produce letteratura si riempie la bocca di parole come inclusione, libertà e uguaglianza eppure il sistema nel quale lo scrivere vive è profondamente classista. In apparenza un cortocircuito; tuttavia lo è forse solo a un primo sguardo. Il sistema - per rimanere forte - necessita di escludere chi abita i margini della società. Il racconto della working class sembra accettato solo quando è edulcorato e molto lontano dal reale. La povertà, quella vera, quella che affama, che mostra come si fatichi ad arrivare a fine mese, spaventa.
Edouard Louis in Francia esordisce con un romanzo di non fiction che parte proprio dalla riflessione sulle questioni di classe, sull’essere omosessuale e povero. Lo scrittore francese trova nel sistema culturale una via di fuga. Lo Stato francese gli ha permesso di “fare il salto”. Imparare a scrivere in Italia invece resta appannaggio di pochi. Non sono le scuole di scrittura a mancare, anzi; sono diverse e in molteplici forme, adattabili perfettamente alle esigenze del cliente. Corsi brevi, lezioni online, workshop insieme ad autorə affermatə, trienni accreditati e non dal Mim che mirano alla formazione dei giovanə scrittorə. Tra queste realtà c’è, però, un minimo comune denominatore: costi eccessivi e, molto spesso, proibitivi per i più.







