Per quel clamoroso ammanco di diamanti e preziosi scoperto alcuni mesi fa da Leonardo Notarbartolo, re del furto al caveau del Diamond Center di Anversa nel 2003, avvenuto o nei locali della Questura di Torino o nell’ufficio corpi di reato del Tribunale del capoluogo, la procura aveva chiesto l’archiviazione per intervenuta prescrizione. Semplificando: a Notarbartolo, sono sì spariti migliaia di euro di pietre preziose in un lasso di tempo compreso tra il sequestro e la restituzione (22 anni) e quindi mentre erano nelle mani dello Stato, ma non si può esercitare l’azione penale perché, immaginando che l’ammanco sia riconducibile all’epoca del sequestro, è passato troppo tempo per esercitare l’azione penale. Una questione che nei giorni scorsi è approdata di fronte a un gip al quale Notarbartolo (e il suo legale storico Basilio Foti) si sono rivolti presentando opposizione alla richiesta dei magistrati.

La contestazione di Notarbartolo Il “ladro del secolo” non ci sta. La memoria depositata è una lunga sequela di contestazioni alle indagini. Secondo Notarbartolo «nell’annotazione redatta dalla polizia sono state descritte in modo confuso e sovrapposto due vicende processuali completamente distinte: quella dei gioielli sequestrati il 17 marzo 2023 a Rosta nella casa di Notarbartolo e un’altra del tutto diversa - e che con essa nulla ha avuto a che fare - che riguarda una perquisizione e relativo sequestro di altri diamanti a Notarbartolo del 13 luglio 2009».