TRENTO. «Non dobbiamo concentrarci sull'origine o la provenienza degli autori dei fatti, terribili, accaduti a Pergine. Ma cercare di capire che cosa spinga dei giovani a comportamenti simili, privi di qualunque logica strumentale». A Giuseppe Sciortino, professore ordinario del dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell'Università di Trento, tocca l'ingrato compito di cercare di analizzare quanto accaduto sabato in piazza Gavazzi a Pergine.
«Più che ingrato, difficile. Perché è difficile analizzare un qualcosa che apparentemente non ha logica. Quando ci si ritrova ad analizzare un crimine, un reato, si ritrova solitamente una motivazione. Chi spaccia lo fa per ottenere in cambio denaro. Chi ruba lo fa per necessità, di cibo o di risorse. I fatti di Pergine apparentemente non hanno una qualunque logica strumentale».
La vicenda, professore, l'ha particolarmente impressionata.
«Sì, perché a Pergine ho vissuto a lungo. Fatti del genere sono gravi a prescindere dal luogo in cui accadono ma senza dubbio in una comunità come quella perginese fanno ancora più impressione».
In molti individuano la causa del problema nell'origine straniera dei responsabili.










