BOLZANO. Una catena di errori e omissioni imperdonabili ha portato alla morte di Domenico Caliendo, il bimbo di due anni deceduto al termine di un calvario scaturito da un trapianto di cuore fallito all'ospedale Monaldi di Napoli. Ed è proprio sull'equipe partenopea che si stanno concentrando le indagini della Procura. Sempre più defilata, invece, la posizione dell'ospedale "San Maurizio", dove venne effettuato l'espianto dell'organo sano dal corpo di un altro bambino. Chi sapeva? Chi ha taciuto? Chi doveva fare i controlli? Nuovi inquietanti elementi sono emersi domenica sera nel corso dell'ultima puntata di Report.

La tac dopo l'articolo

La macchina amministrativa e sanitaria del Monaldi si sarebbe mossa solo il 6 febbraio, a un mese e mezzo dal fallimento del primo trapianto. A far accelerare i tempi non sarebbe stata un'esigenza clinica interna, ma un articolo del giornalista de Il Mattino, Giuseppe Crimaldi, che avvisava l'ospedale della pubblicazione di un articolo per il giorno successivo. Solo a quel punto viene disposta la prima TAC e viene convocata, per la prima volta, una riunione tra i medici per discutere il caso.L'esecuzione tardiva della TAC avrebbe precluso la possibilità di cristallizzare per tempo lo stato clinico del bambino e di valutare alternative terapeutiche per condurlo nelle migliori condizioni possibili verso un secondo trapianto.