Nelle sedici pagine del documento con tutte le raccomandazioni della Commissione europea all’Italia, il riferimento è volutamente generico: c’è scritto che uno «spostamento del carico fiscale dal lavoro verso altre fonti di entrata attualmente poco sfruttate, che risultano meno dannose per la crescita economica, contribuirebbe ad accrescere il potenziale dell’economia». Ma per capire quali siano queste «fonti di entrata» basta cercare nel documento di lavoro di 150 pagine che costituisce il rapporto-Paese allegato alle raccomandazioni. È qui che si fanno i nomi e i cognomi di quelle possibili imposte «meno dannose per la crescita economica»: patrimoniale e imposta di successione.
I tecnici, infatti, scrivono in maniera inequivocabile: «Esiste un margine per spostare una parte del carico fiscale relativamente elevato che grava sul lavoro verso altre basi imponibili attualmente poco sfruttate, comprese la ricchezza patrimoniale e le successioni». Questo ovviamente non vuol dire che la Commissione stia «imponendo» e nemmeno «raccomandando» in modo ufficiale all’Italia di introdurre una patrimoniale o di inasprire l’imposta sulle successioni. Se avesse voluto, avrebbe potuto farlo in maniera esplicita nel documento con le raccomandazioni che poi dovrà essere approvato dal Consiglio. Ma il segnale – tra le righe – è quello.










