Il margine di manovra, concesso dalla Commissione europea, per affrontare la crisi energetica determinata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz
La Commissione Europea ha deciso di concedere a tutti gli Stati membri dell'Ue che lo desiderino un margine di manovra fino allo 0,3% del Pil annuo, per un periodo di tre anni e con un tetto massimo cumulativo dello 0,6% del Pil, per affrontare la crisi energetica determinata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz. La misura rientra nella clausola di salvaguardia nazionale già concessa per le spese nella difesa ed è stata ufficializzata oggi a Bruxelles dal commissario all'Economia Valdis Dombrovskis che, sia pure al "passo dell'alpino lettone" come aveva detto Giancarlo Giorgetti, ha trovato una soluzione in grado di soddisfare le richieste di Roma.
E' la risposta della seconda Commissione, presieduta da Ursula von der Leyen alla richiesta arrivata via lettera direttamente dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, di utilizzare la clausola di salvaguardia nazionale, nei limiti già concordati per la difesa, in parte anche per l'energia, come aveva scritto la premier, preso atto che la prima opzione, l'applicazione della clausola di salvaguardia generale (usata nel marzo 2020) era impraticabile, perché non c'erano le condizioni.














