La Commissione Ue ha dato ieri il via libera all’introduzione di deroghe e flessibilità sui vincoli del Patto di stabilità per aiutare famiglie e imprese ad affrontare la crisi energetica, con la possibilità di impiegare fino allo 0,3% del Pil nazionale per finanziare interventi strutturali nella transizione energetica: per l'Italia, che è intenzionata a usufruire di questa soluzione di flessibilità fiscale, lo 0,3% vale circa 6,8 miliardi di euro e il tetto massimo arriva a quasi 14.

Questi fondi però dovranno essere impiegati specificamente in interventi che rafforzino la resilienza strutturale del sistema energetico. Dunque non rientrano nella misura – come invece sperava il Governo Meloni – sussidi o aiuti a pioggia come quelli varati in questi mesi col taglio delle accise.

«Ora il governo Meloni non potrà più dire che la transizione costa troppo per il nostro Paese», dichiara Simona Abbate, campaigner Clima ed Energia di Greenpeace Italia: «La crisi energetica nasce dalla dipendenza dell’Italia da gas, petrolio e mercati fossili instabili. Bruxelles ha chiarito che lo spazio fiscale deve servire ad accelerare l’uscita dai combustibili fossili, non a prolungarne la vita. Per il governo finisce l’alibi della mancanza di risorse: ora deve investire davvero in rinnovabili, reti e risparmio energetico». Lo scorso 19 maggio Greenpeace Italia insieme a Legambiente, Rete Italiana Pace Disarmo, Sbilanciamoci e Wwf Italia ha inviato alla presidente del consiglio Meloni una lettera per chiedere misure strutturali contro la crisi energetica ed economica: non l’ennesimo intervento emergenziale sulle bollette o sui carburanti, ma investimenti pubblici nella transizione, sostegno alle famiglie in difficoltà e una tassazione più equa dei settori che continuano a trarre profitti dalla crisi: industrie fossili e armi. «L’indipendenza energetica non si costruisce con nuovi rigassificatori, trivelle o sconti ai carburanti, ma liberando l’Italia dalla dipendenza dai combustibili fossili. Oggi l’Europa offre al governo uno spazio concreto per farlo. Greenpeace vigilerà perché nemmeno un euro di questa opportunità venga usato per tenere in vita il modello basato sui combustibili fossili», conclude Abbate.