Eventi Si è conclusa la quarta edizione della manifestazione romana organizzata a Trastevere dall’Aamod
«Chi ha paura della memoria?», era la domanda con cui l’Aamod ad aprile aveva lanciato l’allarme sugli ingenti tagli ai fondi destinati a tutte le sue attività. E dalla stessa questione è ripartito l’Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico, con la quarta edizione di Unarchive Found Footage Fest, manifestazione dedicata al riuso creativo delle immagini, un nuovo inizio cosciente delle difficoltà di un presente incerto. «Archivio Bene Comune» è il titolo scelto, ad affermare come le immagini si possano dire vive solo se continuamente rimaneggiate, come uno strumento a servizio della collettività. «Il significato profondo delle immagini non è qualcosa definitivo ma una forma potenziale, una promessa ancora aperta. In un mondo saturo di immagini, imparare a relazionarci criticamente con quelle esistenti significa innescare atti di pensiero capaci di sottrarsi alla nostalgia mediale, per entrare in dialogo con le urgenze del contemporaneo», hanno detto in apertura i direttori artistici della manifestazione Alina Marazzi e Marco Bertozzi.
In sette location nel cuore di Trastevere, dal 26 al 31 maggio, le opere di found footage – 120 tra corti e lunghi, divisi in otto sezioni – hanno potuto rivivere attraverso i tanti spettatori del festival, trovando un’inedita collocazione nel nostro tempo. Una cornice, quella del quartiere al centro di Roma, che è ormai emblema della desertificazione legata al turismo di massa che di fatto stanno subendo anche le sale cinematografiche, in grado di sopravvivere solo se tramutate in luogo di puro commercio. Un meccanismo verso cui il quarto Unarchive, scegliendo lo storico cinema Intrastevere dove si sono svolte le proiezioni, ha rappresentato un tentativo di resistenza culturale.











