L’involucro di un panino con scritto “Forza mamma”, un calzino cucito con messaggi di incoraggiamento e poi manifesti, documenti e filmati: quest’anno i simboli della Resistenza non saranno solo muti reperti storici. Nella IV edizione di “La Resistente – Festival della memoria e della Liberazione” – in programma dal 4 al 7 Giugno al Museo storico della Liberazione di via Tasso a Roma – la memoria non sarà più “lettera morta” ma prenderà vita grazie allo sguardo senza filtri di giovani ragazzi e ragazze.
“Quello che ho voluto fare con questo Festival è smettere di parlare ai ragazzi e lasciare che siano loro a farlo – ha detto al Fatto Quotidiano la regista e direttrice artistica del Festival Susanna Nicchiarelli – hanno moltissime cose da dire sui temi della Resistenza. Ne parlano a scuola da anni, ma qui avranno la possibilità di restituire ciò che hanno ricevuto. Saranno loro a far da guida al Museo: lo hanno studiato, hanno scelto i passaggi che li hanno colpiti di più e hanno costruito loro stessi il percorso della visita”.
L’obiettivo della regista parte da una riflessione di fondo: che ruolo ha la memoria se resta cristallizzata tra le parole di un manuale? “Mi sono resa conto di questa cosa lavorando alla mia serie “Fuochi d’Artificio” uscita l’anno scorso su Rai 1. Dopo la serie abbiamo organizzato incontri con le scuole e ho visto quanto i ragazzi si emozionassero davanti ai racconti e alle testimonianze. È lì che ho capito una cosa importante: leggere semplicemente la storia non basta necessariamente a creare partecipazione emotiva. La memoria è qualcosa di vivo e non deve mai diventare lettera morta. Va continuamente riattualizzata”.







