ROMA – Sconvolge quanto accaduto ai quattro lavoratori di origine straniera ad Amendolara, nel Cosentino, il 1° giugno scorso. Arsi vivi dai loro caporali perché avevano osato chiedere un aumento retributivo e un contratto di lavoro. Una richiesta inaccettabile per le agromafie che si è trasformata in una condanna a morte in un Paese che rivendica di essere una Repubblica democratica e una classe politica al governo che, pur condannando la strage non ha mancato di evidenziare la matrice dell'immigrazione irregolare, senza parole di solidarietà al lavoratore sopravvissuto, senza impegni a tutelarlo e senza annunciare un programma di riforme contro questa piaga della democrazia che si chiama agromafia.
Un declino democratico che diventa ricchezza e potenza solo per alcuni. Questi omicidi sono il segnale di un declino democratico che diventa per alcuni ricchezza e potenza (padroni, mafiosi e professionisti vari) così elevate da prevedere, in caso di rivendicazione degli schiavi contemporanei, la loro morte per mezzo delle fiamme. Ciò che impressiona, peraltro, è che tutto si è svolto non nelle zone buie del nostro Paese, ma in una piazzola di sosta, sotto le telecamere, quasi per dimostrare che dal padronato e dal caporalato non si esce se non morti. L’atto del bruciare è peraltro quello del trasformare per sempre i tratti fisici delle vittime e cancellare le loro identità, storie e rivendicazioni. Il lavoratore vittima del padronato e del caporalato che chiede diritti diventa un ribelle che deve essere punito.










