Il teorema della trattativa Quirinale-Nordio-Minetti, elaborato dal Fatto quotidiano attorno alla grazia all’ex consigliera regionale, è crollato in sede giudiziaria proprio come quello sulla trattativa stato-mafia. Demolito in ogni suo aspetto dalla procura generale di Milano nel nuovo parere favorevole alla grazia. Neanche un dettaglio del romanzo fantasy messo in piedi dal quotidiano di Travaglio è stato risparmiato. Primo: non è vero che “Minetti ha fatto causa per avere il bambino che le è valso la grazia” (il Fatto del 27 e del 30 aprile). Dagli accertamenti, infatti, scrive la procura generale, è emerso che nel procedimento di adozione “non vi è stata alcuna battaglia legale, non essendosi costituiti i genitori naturali ed essendo risultata da sempre irreperibile la madre biologica del minore”. Sempre su questo, sottolinea la procura retta da Francesca Nanni, “non emergono irregolarità nel procedimento di adozione riconosciuto in Italia dal tribunale per i minorenni di Venezia”.Secondo: non è vero che esistono “dubbi sulle cure mediche alla base della grazia” e che non sarebbero stati effettuati consulti con alcuni ospedali italiani, indicati nell’istanza di grazia, prima della decisione di far operare il minore all’estero (il Fatto del 27 e del 29 aprile). La procura generale di Milano, infatti, sottolinea che “è confermato il grave quadro sanitario del minore in cura al Boston Children’s Hospital che richiede la presenza della madre in occasione dei controlli e terapie, nonché confermato il previo consulto presso strutture ospedaliere di Cleveland e New York, oltre che in Italia”.Terzo: non è vero che “l’avvocata dei genitori biologici del minore non può più rispondere” sulla vicenda dell’adozione perché è morta insieme al marito, “carbonizzati nella loro casa di vacanza a Garzòn”, in circostanze misteriose (il Fatto del 27 aprile). Innanzitutto, “il decesso non riguarda il legale dei genitori del figlio adottivo, ma si tratta del legale di quest’ultimo”, scrive la procura generale sottolineando l’errore elementare compiuto dal quotidiano diretto da Travaglio. Ma, soprattutto, la procura ricorda che la legale era “favorevole all’adozione”, smontando quindi qualsiasi ipotesi di intrigo omicidiario. Inoltre, “il procuratore della Repubblica in Uruguay ha riferito, in relazione al decesso del legale del minore, che non vi sono ipotesi di reato”.Quarto: non è vero che Minetti avrebbe mentito sull’attività di volontariato svolta negli ultimi anni in Italia, indicata nell’istanza di grazia (“Altri buchi nella richiesta al Colle. Volontaria redenta? In Lega Tumori scomparve appena chiese la grazia e in Casa della Carità una sola volta”, il Fatto del 30 aprile). Per la procura generale “è confermato il volontariato in Italia e la presenza pressoché stabile in Italia di Nicole Minetti a far tempo dal gennaio 2024 e per tutto il 2025, salvo rientri per brevi periodi in Uruguay”. Si arriva così alla quinta e ultima accusa, la più infamante e (probabilmente anche per questo) la più alimentata dal Fatto: quella secondo cui Minetti non avrebbe cambiato condotta rispetto agli anni in cui venne condannata per favoreggiamento della prostituzione, anzi, in Uruguay “gestiva il ranch del compagno con le squillo”. “E’ una depravazione. Tutto, tutto è una depravazione”, è la testimonianza anonima riportata il 25 aprile dal Fatto, che descriveva la villa di Cipriani a Maldonado come un luogo in cui “la donna diventa merce. Turni implacabili e tariffari precisi. Al mattino venivano fatte sgomberare le uruguaiane e le argentine, considerate la fascia bassa. Nel pomeriggio piovevano dal cielo le modelle élite brasiliane, seguite poi dalle italiane”. Accusa ribadita dal quotidiano l’11 maggio con un’intervista a una presunta massaggiatrice che avrebbe lavorato nella villa di Cipriani: “Nicole Minetti non ha mai cambiato vita, ha continuato a fare quello per cui era stata condannata in Italia, il favoreggiamento della prostituzione”. Anche questo quadro è stato demolito dalla procura generale di Milano, che, dopo aver evidenziato che “non vi sono segnalazioni di reato o pendenze giudiziarie o coinvolgimento in indagini di alcuna natura in Uruguay ed in Spagna di Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani”, afferma in modo netto: “Risultano smentite da numerose dichiarazioni assunte in sede di indagini difensive, nonché dalle dichiarazioni rese ai carabinieri da persone informate sui fatti, le affermazioni circa feste con droga e sesso a cui avrebbe preso parte Nicole Minetti negli ultimi anni, affermazioni rese originariamente al Fatto quotidiano dalla massaggiatrice, dapprima con modalità anonime ed in seguito con indicazione del proprio nominativo”.Insomma, altro che scoop: solo notizie false, sulle quali è cascato pure il Quirinale.