Potremmo parlare d’amore (cuoricini, cuoricini) e invece parliamo di numeri. Ci si sposa meno (un calo medio del 6%) ma le cose potrebbero cambiare. Paradossalmente, meno sacro e più festaiolo diventa il rito, più si dice con leggerezza “lo voglio”. Almeno per un po’. E, a guardare bene negli intricati rendiconti dell’Istat di fine 2025, se le buone intenzioni diventassero fatti, avremmo risolto in una generazione o due il problema della crescita zero (lasciamo il calcolo esatto agli attuari). Siamo decisamente in controtendenza. Il 74,5% dei giovanissimi pensa che da grande vivrà in coppia, con o senza matrimonio. E il report dell’Istat sugli undici-diciannovenni fa sperare. Appena il 5,1% si immagina senza un compagno/a, e gli indecisi superano di poco il 20%. La quota di chi si vede single è leggermente più alta per le ragazze (dato interessante in termini di indipendenza: meglio sole che male accompagnate). Anche se l’età del primo sì è ferma sui 34 anni per gli uomini e 32 per le donne, la maggioranza (76,9%) dei giovanissimi vorrebbe sposarsi entro i 30, e il 21% prima dei 26. Le ragazze puntano ad anticipare ulteriormente (80,7%) e il 23,2 è decisa a sposarsi poco dopo i 25. Anche sul fronte figli ci sono novità: con l’età aumenta il desiderio di averne, che passa dal 63,3% della fascia 11-13 anni al 73,1% di quella 17-19. Il 61,5% dei giovanissimi che pensa di avere bambini ne vorrebbe due, l’8,8% si accontenta di uno, il 18,2% tre o anche più. Alcuni/e prudentemente non sanno. Del resto, uno studio della Fondazione Cariplo fotografa i problemi della genitorialità nel Nord Italia, un problema di sistema per le giovani coppie: servizi troppo cari in città e lontani in provincia.