I conflitti degli ultimi anni, da Hormuz a Suez fino all'Ucraina, mostrano quanto sia fragile un sistema energetico fondato su petrolio e gas importati. Rotte marittime, gasdotti e approvvigionamenti sono esposti a crisi che nessun territorio può controllare. Quando il gas manca o costa troppo, non si ferma solo l'industria: entrano in difficoltà agricoltura, logistica, famiglie e servizi essenziali.

Per questo la produzione locale di energia non è solo una scelta ambientale. È sicurezza, autonomia, lavoro. Produrre vicino ai consumi significa ridurre perdite, costi e dipendenza dall'estero. Significa anche diminuire il peso dei conflitti globali sulle comunità locali.

C'è poi un equivoco da superare: sole, vento, acqua e calore della terra non sono estranei all'identità toscana. Sono parte della sua storia. I mulini ad acqua hanno alimentato per secoli l'economia rurale. Il Mulino spagnolo di Orbetello ricorda l'uso del vento e dell'acqua nella laguna. I ruderi dei mulini di Valle Benedetta, sulle colline livornesi, mostrano che l'energia del vento non è una moda recente, ma una tecnologia antica, oggi dimenticata. Anche il calore naturale appartiene a questa storia: dalle terme etrusche e romane, fino a Saturnia e alla geotermia industriale, la Toscana ha sempre trasformato le proprie risorse naturali in vita, lavoro e sviluppo.