Caricamento player

La Commissione Europea ha annunciato la possibilità per tutti gli stati membri di spendere lo 0,3 per cento all’anno del loro Prodotto Interno Lordo in investimenti nel settore energetico, senza che questi vengano conteggiati nei vincoli di bilancio europei. Deve ancora essere approvata dal Consiglio dell’Unione Europea, ma non ci sono dubbi sul fatto che succeda ed è una deroga molto rilevante, decisa in un momento in cui i paesi europei devono ridurre la vulnerabilità del settore energetico alle crisi nel mondo, come quella causata attualmente dalla guerra in Medio Oriente.

È molto rilevante anche sul piano politico perché si fonda su una richiesta pressante del governo italiano. La presidente del Consiglio Giorgia Meloni nelle scorse settimane si era molto spesa per convincere la Commissione ad allentare le rigidità delle regole europee in modo da poter finanziare misure di emergenza contro l’aumento del costo dell’energia innescato dalla guerra. Ma la decisione della Commissione è un risultato tutto sommato modesto per il governo: ha ottenuto più margini di spesa, sì, ma meno consistenti di quanto chiedeva e soprattutto non per fare quello che sperava.

Se questa misura venisse definitivamente approvata, con questo 0,3 per cento di PIL – che per l’Italia vale circa 7 miliardi di euro – gli stati potrebbero finanziare investimenti per ridurre la dipendenza dalle fonti fossili, come potrebbero essere per esempio nuove pale eoliche o una centrale nucleare che riducano l’uso di gas naturale, petrolio o carbone. Nelle sue intenzioni il governo italiano voleva invece avere più flessibilità per finanziare la spesa corrente in misure di emergenza, come per esempio la riduzione delle accise sui carburanti attualmente in vigore, o anche eventuali sgravi sulle bollette.