«Carissima Nicoletta, grazie della tua lettera e della forza che hai avuto a scriverla. Cercherò di risponderti come posso, consapevole di quanto ogni parola possa sembrare inutile. Perdere un figlio è un dolore talmente grande che non esiste al mondo un modo per descriverlo. Non c'è nel nostro vocabolario un termine capace di codificare e descrivere questa sofferenza, perché è qualcosa di impensabile, innaturale, inconcepibile. Ecco perché vorrei prima di tutto esprimere a te, a tuo marito Maurizio e ai tuoi cari la mia vicinanza e il mio affetto». Così la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, nella lettera invita oggi a Nicoletta Sprecacè, la mamma di Matteo Brandimarti, il dodicenne di San Benedetto del Tronto morto dopo essere rimasto incastrato nel tubo di aspirazione di una piscina idromassaggio di un hotel di Pennabilli, il giorno di Pasqua.

Nella lettera, pubblicata dalla donna su Facebook, la premier sottolinea come la famiglia stia «vivendo momenti che nessuno vorrebbe vivere, e la prova che state sostenendo supera ogni immaginazione. Ho visto alcune immagini del funerale del piccolo Matteo. La lettera che gli avete dedicato e che è stata letta durante la celebrazione dal suo catechista mi ha commosso profondamente perché esprimeva pienamente l'amore che provavate e provate per vostro figlio. Un amore che vi ha spinto anche a compiere un altro gesto meraviglioso: donare gli organi di Matteo per regalare ad altri bambini la possibilità e l'opportunità di avere un futuro. Nel momento più buio avete testimoniato, con la vostra vita, che la morte non ha l'ultima parola e che l'amore è più forte dell'abisso. Siete un esempio per tutti». La mamma del piccolo aveva pubblicato un appello indirizzato alla premier dopo la morte del figlio, chiedendo, in sintesi, che si arrivasse a una legge nazionale. «Le scrivo questa lettera aperta non come esponente politico, né come persona esperta di palazzi o di leggi. Sono una semplice cittadina, ma le scrivo soprattutto come madre. Mi chiamo Nicoletta Sprecacè e oggi ho deciso di metterci la faccia, di far sentire la mia voce a nome di tutti quei genitori che, come me, stanno vivendo l'inferno più grande che possa esistere: la perdita di un figlio. Mio figlio, Matteo Brandimarti, è morto in una piscina. La sua vita è stata spezzata per colpa di una grata mancante, una tragica e inaccettabile negligenza. In un solo mese, tre bambini sono morti in circostanze simili nelle piscine del nostro Paese. Il primo è stato mio figlio Matteo. Ma sappiamo bene che questi tre piccoli sono solo gli ultimi di una lista lunghissima: negli anni passati ci sono stati tantissimi altri casi identici, una scia di sangue che non si ferma mai». E, sempre su Facebook, Nicoletta Sprecacè, dopo la risposta di Meloni, si è rivolta alla premier coin un altro post: « Desidero ringraziarla sentitamente per aver accolto il mio appello e per aver risposto al grido di dolore di una madre che ha visto la vita del proprio figlio, Matteo, spezzarsi in modo così ingiusto e inaccettabile. Sapere che la mia voce è arrivata a Lei è un primo, importante passo». E ancora: « Accetto le sue parole con fiducia, ma soprattutto con la speranza che agli impegni e alle promesse espresse seguano, in tempi rapidi, fatti concreti. Una legge nazionale, stringente e capillare sulla sicurezza delle piscine e delle strutture acquatiche è un atto di civiltà non più rimandabile. La strada intrapresa è dolorosa, ma Le assicuro che non mi fermerò. Non mollerò di un solo centimetro, né oggi né mai, per onorare la memoria di Matteo e per proteggere la vita di tutti i bambini che oggi sono in vita. Lo devo a mio figlio, lo devo a tutte le famiglie che hanno vissuto il mio stesso inferno e a quelle che abbiamo il dovere di salvare da questo destino. Resto in fiduciosa attesa di vedere i primi sviluppi concreti di questo percorso legislativo e rimango a disposizione per qualsiasi confronto che possa aiutare a raggiungere questo obiettivo vitale».